Spine contro la Violenza e la discriminazione sulle donne. Fai crescere anche tu la tua spina contro la violenza!
Fai click sull’immagine qui sopra per aprire il link alla pagina dedicata all’iniziativa contro la violenza e la discriminazione delle donne. Il tuo click ti rimanderà ad una pagina del Windows live spaces di Vivere il Medioevo dove potrai scaricare la cartolina contenente un messaggio contro la violenza. Il tuo click sul link è simbolico, sarà come raccogliere uno di questi fiori (Carlina acaulis) e piantarlo in un terreno fertile. Ogni fiore rappresenta una donna che subisce maltrattamenti e discriminazioni, tu raccogliendolo farai sì che questo fiore non sia solo, darai importanza al valore e al principio della solidarietà. Tanti fiori insieme rappresentano la forza di tante donne che non sono sole. Il fiore della Carlina acaulis è stato scelto perchè diversamente da una rosa richiede molto tatto e soprattutto molto rispetto nel raccoglierlo e molto coraggio in quanto si tratta di un bellissimo fiore, dal profumo delicato, che cresce però nei luoghi rocciosi (pendii rocciosi) ed è per altro pieno di spine. Queste spine rappresentano la forza di reagire della donna, la forza di difendersi, la forza di dire basta alla violenza ed alla discriminazione, così le spine di tanti di questi fiori rappresenteranno la forza di tante donne contro il fenomeno della violenza. Questo messaggio è rivolto ad ogni donna, perchè essere libera di essere donna è un diritto di ogni donna, violenze e discriminazioni durano da troppo tempo.
Ogni anno sono decine di migliaia le donne vittime di discriminazioni e soprattutto violenza di ogni tipo, solo meno di 10.000 all’anno hanno il coraggio di gettare le spine e dire basta, denunciare e tornare finalmente ad essere libere. La violenza non è solo quella fisica, non ci sono solo le minacce, anche la violenza psicologica è un fenomeno barbaro che va fermato e non sono solo i maschi i colpevoli che si macchiano di questo crimine, più frequentemente di quanto si creda anche delle donne fanno della violenza su altre donne, con insulti, minacce, dispetti, denigrazione e anche violenza fisica. Non si tratta di fermare un fenomeno che ha la maschera della rivalità, si tratta di fermare un fenomeno che si mostra alle vittime con la faccia di persone senza scrupoli, di ogni ceto, di entrambi i sessi, di ogni età ed è ora di dire basta! Non è una battaglia donne contro maschi o donne contro donne, è una battaglia contro la violenza!
Una volta scaricata la cartolina (salva immagine) inviala a tutte le donne che conosci per diffondere il messaggio. Non si tratta di una catena di Sant’Antonio, ma di un appello da diffondere per dire “basta alla violenza sulle donne”. Il contributo di un click simbolico può sembrare poco, sembra una voce che grida da sola, ma tante voci possono formare un coro che se avesse la forza di gridare sempre saprebbe farsi sentire e darebbe i suoi frutti come farebbe il vento quando passando su un fiore, raccoglie il polline e lo porta altrove dove nasceranno altri fiori. L’indifferenza è un deserto sterile, ma questo deserto può essere spazzato via e trasformato in qualcosa di fertile e duraturo se il vento della voce contro la violenza soffiasse sempre!
Copia questo testo e incollalo nella mail che manderai alle tue amiche, conoscenti, a tutte le donne che conosci e anche ai tuoi amici.
Vita comunitaria nel Medioevo. Cosa erano le comunità e con cosa non bisogna confonderle
Cos’è una comunità?
Innanzitutto una comunità è un gruppo di persone fisiche, che condividono lo stesso ambiente fisico, formando un gruppo riconoscibile, unito da vincoli organizzativi, linguistici, religiosi, economici e da interessi comuni. Nel caso dell’epoca Medievale esistevano diversi tipi di comunità:
- comunità cristiane
- comunità non cristiane (ovvero che non professavano la religione cristiana, ma un diverso credo)
- comunità laiche
- comunità diverse dalle precedenti
E’ difficile discernere le due tipologie dal momento che il Medioevo è il cuore dell’Era cristiana a partire dalla diffusione della religione cristiana stessa e in epoca medievale esistevano fondamentalmente la religione cristiana e quella islamica, nell’Occidente possiamo parlare solo di religione cristiana. La religione cristiana stessa si era diffusa attraverso queste comunità, intese come gruppi di primi cristiani, che non affrontarono poche difficoltà, specie per quanto riguarda le persecuzioni. I cristiani come ogni religione, anche quella pagana (quella precristiana) hanno affrontato il problema della persecuzione, intesa come un fenomeno di intolleranza e di imposizione da parte di un gruppo di governo a capo di un territorio (come Roma ai tempi dei romani). Le comunità cristiane dei primi secoli erano formate in modo disomogeneo, famiglie numerose e famiglie molto piccole, anche individui che erano soli. Le prime comunità cristiane vivevano circa tutte nello stesso ambiente (tipologia di luogo, non necessariamente lo stesso edificio) e derivavano tutti più o meno dallo stesso ambiente, avevano in comune il lavoro (in quell’epoca in una famiglia lavoravano tutti, quindi se il padre era commerciante di lana i figli diventavano commercianti di lana, e questo anche per una certa necessità nel portare avanti un’attività economica, nel cercare di mantenere un certo stile di vita dignitoso, ma non di lusso, per garantire quello che oggi definiamo un po’ di risparmi per i figli, i nipoti, la pensione); queste comunità condividevano delle esperienze (vivendo in ambienti abbastanza piccoli anche se in case diverse si era comunque “vicini di casa”, ci si dava una mano, specie le donne coi bambini o con i figli più grandi), quanto al conto economico ecco qui la partita era un po’ diversa nel senso che ognuno aveva e spendeva del suo, il prestito comunque richiedeva la restituzione. Si può parlare in un certo senso di persone e/o famiglie che condividono anche un legame di amicizia, che affrontavano i problemi, che cercavano di affrontare la vita e superare le varie avversità, dalla malattia alla morte di una persona, dal dolore per un evento alla gioia per un altro. Erano comunità inoltre aperte, pronte al rinnovo qualora ce ne fosse bisogno, c’era il continuo mettersi in discussione. Se non ci fossero stati i vari concili ecumenici nei secoli, ora non avremmo nemmeno l’istituzione della Chiesa, non sapremmo su cosa pregare, onestamente saremmo un po’ nel caos. Nei vari secoli la Chiesa pur mantenendo la sua linea e la sua posizione per quanto riguarda i cardini e le colonne portanti della religione cristiana stessa, ha comunque avuto diverse occasioni per fare riforme e innovarsi. Diversi sono i nomi di pontefici che hanno contribuito a mettere ordine, a creare una gerarchia al fine di organizzare meglio le cose. Non manca chi sostiene che in realtà questa gerarchia è nata al preciso scopo di prendere potere sul popolo, non manca nemmeno chi accusa chi dice queste cose di essere nemico della Chiesa, non sta a me stabilirlo, ognuno è libero di pensare quello che vuole, io mi occupo di storia e non di religione, siamo nel XXI secolo e penso che siamo ormai abbastanza maturi come società per poter prendere se non una presa di posizione neutrale, di essere per il più possibile OBIETTIVI. Nel corso dei secoli le diverse riforme hanno consentito a queste piccole comunità che prima vivevano anche in modo un po’ nascosto, di essere finalmente liberi e di identificarsi non come gruppi a sè, ma semplicemente come cristiani. Alla fine dell’Impero di Roma la religione cristiana era ormai diffusa ovunque il termine comunità non veniva più usato. Verrà riconiato nei secoli del Medioevo con la nascita delle comunità che formeranno poi quelli noti come ordini monastici, non a caso si parla anche di comunità monastiche, dai primi gruppi che vivevano in stile eremitico (digiuno e preghiera costante) a gruppi numerosi con una piccola gerarchia e un rapporto stretto con la società, un’interazione continua, una sfida nuova ogni volta, basti pensare ai Benedetti, ai Francescani. In epoca medievale ricoprivano notevole importanza anche le comunità ebraiche, diffuse più o meno ovunque e trattasi di comunità esistenti fin da molti secoli prima della religione cristiana. Le comunità islamiche anch’esse basate molto di più sul modello famigliare rispetto a quello cristiano ed ebreo erano comunità piccole e diffuse a macchia, ovvero, alcune in un posto, altre in un altro posto, nel caso dell’epoca medievale, le comunità islamiche erano diffuse soprattutto in Medio Oriente e nella Penisola Iberica (17 ottobre 732 con la Battaglia di Poitiers [1], Carlo Martello, alla guida dei Franchi arresta la progressione musulmana a nord dei Pirenei. L'esercito di Abd al-Rahman, pur superiore di numero, è sconfitto ed il generale perde la vita nel corso della battaglia), alcune nell’Italia meridionale. Per altro risulta che nella maggior parte dei casi ebrei e musulmani, ovvero le comunità di una e dell’altra religione si siano trovate a convivere sullo stesso territorio, mentre per le comunità cristiane il percorso fu diverso. Storicamente ebrei, musulmani e cristiani, anche in quanto comunità sono venute in contatto più spesso di quanto si creda, venivano infatti in contatto tra loro soprattutto dal punto di vista degli scambi commerciali più che per altri aspetti come la cultura e la vita sociale essendo di fatto tre religioni diverse e soprattutto avendo ognuna la propria mentalità. Non è facile per nessun popolo confrontarsi e accettare le idee, lo stile di vita di un altro popolo, non dimentichiamoci che quello che siamo noi europei, specialmente noi europei della parte che bacia l’oceano atlantico, siamo il risultato dell’integrazione forzata – nella maggior parte dei casi – di popoli diversi, di lingue diverse, di religione diversa, di mentalità diversa e infine di stile di vita diverso! In un certo senso potremmo definirci la comunità X, se non fosse stato che quegli uomini che si sono trovati a farsi la guerra e poi la pace per la conquista di un metro di terra, che hanno deciso di costruire qualcosa di più utile della guerra: una società, una società che ha fatto fatica, che si è scontrata con mille contraddizioni, che ha fatto fatica anche ad accettare una religione come quella cristiana considerando che erano popolazioni di religioni diverse e quindi anche la nuova che si proponeva a loro tutte era in un certo senso una questione da affrontare e fu anche un problema perché non tutti si vollero convertire. La conversione ad una religione non è un cambiamento di residenza né un cambiamento di email o indirizzo o numero di telefono, non si passa da Odino a Gesù Cristo così, perché qualcuno lo impone o perché qualcuno lo dice, ma si passa da Odino a Gesù Cristo perché c’è una ferma convinzione negli individui a voler cambiare, perché c’è un’esigenza personale. Sfortunatamente nei secoli del Medioevo la conversione dei popoli non fu una cosa volontaria ma forzata e non da parte della Chiesa, perché all’epoca, signori miei, ancora non esisteva [2], la conversione tante volte fu fatta o fatta fare dagli stessi capi degli eserciti di quelle popolazioni che invasero l’Europa tra V e IX secolo, vuoi perché loro erano stati convertiti a loro volta con la persuasione o la vera pazienza. Il caso del capo di un esercito che costringe i suoi a convertirsi con il suo popolo è riconducibile ai sovrani merovingi che da pagani divennero cristiani e che da cristiani imposero la conversione ad altri pagani, addirittura costruendosi la fama di re taumaturghi [3]. Un altro caso di conversione forzata fu quella che fece Carlo Magno [4] sui nemici pagani, distrusse tutte le loro icone religiose e i loro idoli, compreso l’albero sacro dei sacrifici e li fece diventare tutti cristiani. Alla fine delle invasioni e in un’Europa che vedeva già l’affermazione dei primi regni con un territorio definito come Francia ed Inghilterra, quelle che erano le prime comunità cristiane non esistevano più, erano rimaste solo le comunità ebree ed islamiche, diversamente erano tutti cristiani. Da qui si propongono le basi per la formazione nei secoli successivi di nuove comunità, quelle che come detto prima diverranno degli ordini, con una gerarchia, un nome e soprattutto una regola, una regola che ancora oggi per gli ordini che ancora oggi esistono è una regola che prevede preghiera e lavoro, intesi come sacrificio di sé agli altri (senza vanità e superbia), ovvero come dedizione dei più fortunati ai meno, l’aiuto reciproco, la cura dei malati e la povertà in primis, quella povertà che San Francesco richiamò alla Chiesa e non senza critiche e condanne.
Le comunità monastiche
Nel Medioevo le prime comunità monastiche erano composte da quelli che sono oggi meglio noti come monaci (Benedettini, ad esempio) o frati (i Francescani), erano comunità piccole al loro nascere e comunque trattasi di comunità che sono nate in epoche diverse e partendo da presupposti anche diversi. L’adesione per scelta di nuovi individui portò all’aumento del numero dei membri di queste comunità che nel frattempo avevano costruito dei monasteri, una chiesa e si erano dati la regola, la gerarchia, le mansioni quali lavoro e preghiera. Si trattò di comunità che furono riconosciute con la loro regola dalla Chiesa stessa e non fu un riconoscimento immediato, specie per quanto riguarda i francescani, spesso ci vollero anni, ci volle della pazienza. Le prime comunità monastiche ebbero origine col fenomeno noto come monachesimo, un modo di vivere la propria religiosità, caratterizzata da alcune rinunce agli interessi terreni per dedicarsi in modo più completo all'aspetto spirituale coinvolgendo la propria esistenza. Anche il monachesimo ha avuto la sua evoluzione dal momento che i primi monaci che furono anche nei casi più noti i fondatori dei loro ordini, partirono da un concetto diverso da quello della comunità, ossia la solitudine, l’ascetismo, la preghiera e il digiuno assoluti, il concetto del tutto opposto, quindi. Fu l’imitazione dello stile di vita a portare alla formazione delle comunità, perché c’era appunto la comunione, intesa come l’ideale in comune di seguire quello stile di vita, uno stile che prevedeva la dedizione completa a Dio, l’imitazione della vita di Cristo e quindi la castità, l’aiutare gli altri, il trasmettere e quindi il diffondere la parola di Dio (predicazione).
Si arrivò nel 1300 che le più grosse ed importanti comunità monastiche in Italia erano già ordini monastici ed erano Francescani, Benedettini, Agostiniani, negli altri paesi come Francia o Inghilterra più che di ordini si parla ancora di comunità, in Inghilterra è famosa quella di Saint Giles (Sant’Egidio), legate spesso ai Santi di cui portavano il nome e ai quali erano devoti per i miracoli ricevuti.
Comunità, ordini o eserciti?
Uno dei problemi più grossi che ci si propone di risolvere in merito alle comunità nel Medioevo è legato ai noti ordini cavallereschi, che partirono anche essi come semplici comunità per diventare poi ordini, ma non ordini come gli altri dal momento che sono più propriamente stati definiti come Ordini religiosi cavallereschi. Ogni ordine ha la sua storia e le vicende storiche che li hanno coinvolti sono vicende staccate anche se magari contemporanee. A seguito della prima crociata apparvero diversi ordini religiosi militari o cavallereschi, che costituirono una serie di forze militari ben organizzate per proteggere le colonie cristiane nel Vicino Oriente ed in Terra Santa, così come per combattere i musulmani in Spagna e i pagani nell'Europa Orientale e nel Baltico.
Di seguito si riporta la lista di alcuni di questi ordini e la relativa data di istituzione:
- Ordine di San Giacomo d'Altopascio, detto anche dei Cavalieri del Tau, sorto in Toscana attorno al 1050 e che, dopo lo scioglimento per Bolla Papale del 1587, confluì, con i suoi beni, nel Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire.
- Ordine canonicale del Santo Sepolcro come tale sorto nel 1099: Militi e Canonici, svolgevano la funzione primaria di Custodia e Guardia d'Onore del Santo Sepolcro, officiandovi le funzioni religiose e assicurandone difesa armata, poi soppresso con Bolla Pontificia del 1489 e confluito nell'Ordine di Malta. Oggi Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, rifondato come ordine cavalleresco con un nuovo statuto concesso da papa Pio IX nel 1848, iniziando da questa data la serie dei Gran Maestri; allo stato attuale è Ordine vaticano di subcollazione pontificia.
- Cavalieri templari, sorti nel 1118-1119 (ufficializzazione papale nel 1139)
- Cavalieri di San Lazzaro, sorti nel 1142
- Ordine Militare di San Benedetto d'Avis, fondato in Portogallo nel 1147
- Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme, noti anche come Giovanniti, Ospitalieri, Ospedalieri o Gerosolimitani), sorti nel 1050 (ufficializzazione papale nel 1113; da essi discende l'odierno Sovrano Militare Ordine di Malta Ordine Sovrano e Religioso)
- Ordine Militare di Alcántara, fondato nel 1156 nel regno di León
- Ordine Militare di Calatrava, fondato nel 1158 nel regno di Castiglia
- Ordine di Santiago o Ordine di San Giacomo, nel 1170
- Sacro Militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio, sorto nel 1190
- Ordine Teutonico, nel 1193
- Cavalieri Portaspada (in latino: Fratres militiae Christi, in tedesco: Schwertbrüder) è il nome di un ordine monastico militare tedesco costituito nel 1202 da Albrecht von Buxthoeven. La regola era fondata sulla base di quella dei Cavalieri templari. Erano chiamati anche Cavalieri di Cristo, Fratelli della spada, o Ordine Livoniano.
- Ordine di Santa Maria della Mercede per la liberazione degli schiavi, fondato nella cattedrale di Barcellona da San Pietro Nolasco, San Raimondo di Penafort e Giacomo I d'Aragona, il 10 agosto 1218;
- Cavalieri di San Tommaso, nel 1227
- Crocigeri della Stella Rossa, fondato attorno al 1233 da sant'Agnese di Boemia
- Ordine di Montesa, fondato nel regno di Aragona nel 1312
- Ordine del Drago, creato nel 1387 da Sigismondo, re d'Ungheria (in seguito Imperatore del Sacro Romano Impero).
- Cavalieri Crociati del Sacro Ordine Societas Jesu Christi Società di Gesù fondato il 13 gennaio 1459 da Papa Pio II
- Betlemitani o Ordine militare dei crociferi con stella rossa in campo blu, fondato dal vescovo di Betlemme nel XII secolo.
- Ordine di Santa Maria di Betlemme, creato il 19 gennaio 1459.
- Insigne Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, creato da Papa Pio IV° il 1° febbraio 1562 e che nel 1587 per volontà papale subentrò nei beni dell'estinto Ordine di San Giacomo d'Altopascio.
Di questi lo Stato Italiano riconosce oggi soltanto l'Ordine di Malta [5], l'Ordine del Santo Sepolcro, l'Ordine Costantiniano di San Giorgio e l'Ordine di S. Stefano P. e M.
Nel Medioevo, quando questi ordini sorsero lo fecero su modello dei principali ordini monastici esistenti, dai cistercensi ai benedettini, i membri che ne entravano a far parte erano in genere giovani della nobiltà e dovevano fare voto di povertà, obbedienza e castità. Allora cosa erano? Monaci o soldati? Entrambi a dire il vero, l’icona ed il simbolo con cui si identificarono i Templari è l’esempio più chiaro. Questo per l’epoca medievale rappresentava una contraddizione perché da un lato c’era l’imitazione della vita di Cristo e dall’altra c’era il concetto opposto, eccezion fatta per la castità che quella era severamente vietato violarla (ovviamente ci saranno stati i casi di sgarro, ma la cronaca e la storia poche ne riportano).
Un altro problema in merito a queste comunità monastiche poi venuti ordini fu il sempre maggior potere, specie per quanto riguarda i templari, sui quali gira tanto mistero, ma di fatto la loro storia è solo quella di un ordine che ha senza volerlo pestato i piedi al sovrano sbagliato, Filippo il Bello [6] di Francia. Il caso dei Templari divenne a dire il vero un caso patologico e lo è ancora oggi perché si ritiene che essi fossero legati al Graal, alle balle che si raccontano in giro, ma di fatto fu solo un ordine in cui il potere in poco tempo divenne praticamente quasi assoluto, tanto da far paura ai sovrani, tanto dare anche fastidio a tal punto da essere essi stessi la causa un po’ della propria fine. Alla fine del Medioevo gli ordini cavallereschi più famosi erano sciolti o estinti, vuoi perché non c’era più l’ideale con cui erano nati come comunità prima di diventare ordini, vuoi perché non c’erano più guerre da combattere come le crociate. Oggi rimangono pochissimi gli ordini nati all’epoca, alcuni che riuscirono a tirare avanti nei secoli furono soppressi in un modo o in un altro nei secoli XVIII e XIX. Gli ordini oggi sopravvissuti hanno delle caratteristiche diverse e nuove, almeno quelli riconosciuti dai vari stati e il loro scopo principale è l’aiuto umanitario. Il riconoscimento in altri casi è addirittura da parte della Chiesa stessa e a livello internazionale.
E i Catari [7], gli Gnostici [8], anche loro non erano delle comunità?
Certamente anche loro furono delle comunità nel Medioevo, comunità o gruppi definiti dalla Chiesa di allora ereticali perché sostenevano idee diverse da quelle che insegnava la Chiesa. Ora, bisogna fare prima una premessa, perché altrimenti non è chiaro il discorso: come in ogni epoca, specialmente quella cristiana, è noto il fenomeno con cui dopo che c’è stata la guerra e dopo che si è stabilita la pace, qualcuno vuole fare di nuovo la guerra, ovvero, dopo la persecuzione cristiana e quindi la guerra contro i cristiani ebbe inizio il periodo di tregua che vide la conversione anche di alcuni persecutori. La pace venne solo quando i cristiani poterono finalmente tirare fiato e iniziarono a divulgare il vangelo e il messaggio degli apostoli fino a che la religione cristiana non divenne una religione forte e ampiamente diffusa. Queste comunità, come le si vuole definire, quali furono i Catari ad esempio, nacquero da personaggi che non avevano ben accolto il vero messaggio, che addirittura puntavano solo al potere. Basti pensare che il movimento cataro nacque da un individuo, un certo vescovo Novaziano[9] elettosi antipapa nel 251; e se già nel 251 d.C. C’era un antipapa è ben chiaro che già prima della fondazione di Montecassino, la Chiesa ebbe non poche difficoltà a crescere, a maturare ed affermarsi e comunque non era la Chiesa che conosciamo noi oggi, era una Chiesa in fase di crescita ed evoluzione e che comunque corrispondeva ai canoni del suo tempo e non del nostro [10].
Ma chi erano queste comunità o questi gruppi emergenti noti come catari o gnostici?
I catari erano un movimento o una comunità definita ereticale nel Medioevo, perché al di là della severità estrema nell’applicare i principi del Vangelo, questi addirittura, dietro a Novaziano sostenevano il rifiuto dell'interrogazione battesimale che recita "Credi nella remissione di peccati e nella vita eterna, attraverso la Santa Chiesa?". Questa era la loro principale eresia, poi seguirono le altre che portarono nei secoli successivi addirittura ad indire una crociata contro questo movimento.
I Càtari, nonostante la morte di Novaziano, continuarono il suo lavoro nei secoli successivi, specie quando le persecuzioni cessarono. Nel basso medioevo, e in particolare tra il 1150 e il 1250, iniziarono a diffondere un'eresia dualista. Appoggiandosi ad alcuni passi del Vangelo, in particolare quelli in cui Gesù sottolinea l'irriducibile opposizione tra il Suo regno celeste e il regno di questo mondo, i Càtari rifiutavano in toto i beni materiali e tutte le espressioni della carne. Professavano un dualismo in base al quale il re d'amore (Dio) e il re del male (Rex mundi) rivaleggiavano a pari dignità per il dominio delle anime umane; secondo i Càtari, Gesù avrebbe avuto solo in apparenza un corpo mortale (docetismo [11]). Essi svilupparono così alcune opposizioni irriducibili, tra Spirito e Materia, tra Luce e Tenebra, tra Bene e Male, all'interno delle quali tutto il creato diventava una sorta di grande tranello di Satana (una sorta di Anti-Dio diverso dalla concezione cristiana) nel quale il Maligno irretiva lo spirito umano contro le sue inclinazioni rette, verso lo Spirito e verso il Tutto. Lo stesso Dio-creatore dell' Antico Testamento corrispondeva al Dio malvagio.
La convinzione che tutto il mondo materiale fosse opera del Male comportava il rifiuto del battesimo d'acqua, dell'Eucarestia, ma anche del matrimonio, suggello dell'unione carnale, genitrice dei corpi materiali - prigione dell'anima. L'atto sessuale era infatti visto come un errore, soprattutto in quanto responsabile della procreazione [12], cioè della creazione di una nuova prigionia per un altro spirito. Allo stesso modo era rifiutato ogni alimento originato da un atto sessuale (carni di animali a sangue caldo, latte, uova), ad eccezione del pesce, di cui in epoca medievale non era ancora conosciuta la riproduzione sessuale. Era proibito quindi collaborare in qualsiasi modo al piano del diavolo. La vittoria massima del Bene contro il Male era la morte, che liberava lo spirito dalla materia, e la perfezione per il càtaro era raggiunta quando egli si lasciava morire di fame [13] (endura). Pur convinti della natura sovrannaturale di Cristo, gli albigesi sostenevano che Egli fosse apparso sulla Terra come un angelo (un "eone" emanato dal Dio e dalla Luce) di sembianze umane (di natura angelica era considerata anche Maria) e accusavano la Chiesa cattolica di essere al servizio di Satana, perché corrotta e attaccata ai beni materiali. Credendo nella deviazione dalla vera fede della Chiesa di Roma, i Càtari crearono una propria istituzione ecclesiastica, parallela a quella ufficiale presente sul territorio. Ci si trovò quindi in una situazione di dualismo, Chiesa catara contro Chiesa romana cattolica. Il modello proposto dai catari e le continue accuse di questi alla Chiesa di Roma ed ai cristiani contribuirono dopo l’elezione di Innocenzo III ad aumentare ancora di più la tensione di una situazione già tirata al limite, tanto che Innocenzo si vide costretto a non poter intervenire con la sola forza della predicazione per riprendere le “pecorelle smarrite” e arrivò ad indire una crociata contro questi eretici chiamati Catari. Sono noti episodi di violenza per mano dei catari sui cattolici e su quanti la Chiesa inviava per combattere l’eresia. Come in ogni appello ad una crociata, quella che doveva essere una missione si trasformò in un vero e proprio massacro, riportato dai cronisti dell’epoca senza mezzi termini. Quella che doveva essere una missione per arrestare, processare e sicuramente condannare ad una pena un movimento ereticale si risolse nel sangue nel 1229 ponendo fine al problema [14]. Probabilmente il vero intento di Papa Innocenzo III era quello di ammonire gli eretici a rivedersi, senza doversi servire della guerra e della crociata, ma come detto prima, al primo appello o al sentir solo la parola crociata ci fu chi ne approfittò, facendo i propri interessi. La lotta della Chiesa a questo movimento diede i suoi frutti solo alla fine del XIII secolo quando il movimento fu estirpato con le cattive, dal momento che le buone non erano servite.
Gli Gnostici invece furono una comunità contemporanea ai catari come periodo in cui nacquero, ma il destino fu ambiguo e non ci fu per loro una crociata vera e propria anche se sicuramente l’Inquisizione ebbe tra i suoi fascicoli diversi casi di gnosticismo da analizzare ed eventualmente da processare. Alcuni sostengono che il pensiero gnostico abbia influenzato quello moderno. Nei secoli la comunità gnostica prese diverse ramificazioni e divenne tanto eterogenea che non fu più una ma ci si trovò ad avere milioni di comunità gnostiche, e ognuno professava la propria ideologia tanto che non si poterono definire come sette [15] e non più come sole e semplici comunità di alcun tipo.
Le origini dello gnosticismo sono state per lungo tempo oggetto di controversia e sono tuttora un interessante soggetto di ricerca. Più queste origini vengono studiate, più sembra che le sue radici affondino in epoca precristiana. Mentre in precedenza lo gnosticismo veniva considerato soprattutto una delle eresie del Cristianesimo, ora sembra, in modo inequivocabile, che le prime tracce di sistemi gnostici possono essere trovate già alcuni secoli prima dell'era cristiana. Al quinto Congresso degli Orientalisti (Berlino 1882) Kessler fece notare il collegamento tra gnosis e religione babilonese, non la religione originale della Babilonia, ma la religione sincretistica che si sviluppò dopo la conquista della regione da parte di Ciro il Grande. Sette anni più tardi F.W. Brandt pubblicò il suo "Mandiäische Religion" in cui descriveva la religione mandea. In tale opera l'autore dimostrò che questa religione è una forma così chiara di gnosticismo da essere prova che lo gnosticismo è esistito indipendentemente, ed anteriormente al Cristianesimo.
Molti studiosi, invece, hanno ricercato la fonte delle teorie gnostiche nel mondo ellenistico e, specialmente, nella città di Alessandria d'Egitto. Nel 1880 Joel cercò di provare che l'origine di tutte le teorie gnostiche risiedeva in Platone. Anche se la tesi su Platone può essere considerata come una forzatura, l'influenza greca sulla nascita e sullo sviluppo dello gnosticismo non può essere negata. In ogni caso, che il pensiero Alessandrino abbia avuto qualche influenza almeno nello sviluppo dello gnosticismo cristiano è dimostrato dal fatto che la maggior parte della letteratura gnostica di cui siamo in possesso arriva da fonti egiziane (copte).
Anche se le origini dello gnosticismo sono ancora avvolte nell'oscurità, molta luce è stata fatta sulla questione grazie al lavoro combinato di molti studiosi. Lo gnosticismo, a prima vista, può apparire un mero sincretismo di tutti i sistemi religiosi dell'antichità (religioni misteriche, astrologia magica persiana, zoroastrismo, ermetismo, Kabbalah, filosofie ellenistiche, giudaismo alessandrino, cristianesimo dei primi secoli), ma, in realtà, ha una radice profonda, che ha assimilato in ogni substrato culturale ciò di cui aveva bisogno per la sua vita e per la sua crescita: il motivo portante di questa corrente di pensiero è il pessimismo filosofico e religioso. Gli gnostici, ad onor del vero, presero in prestito quasi completamente la loro terminologia dalle religioni esistenti, ma la usarono solamente per illustrare la loro grande idea del male insito nell'esistenza ed il dovere di fuggirlo con l'aiuto di incantesimi magici e di un Salvatore sovrumano. Qualunque cosa abbiano preso in prestito dalle altre religioni, sicuramente questa non fu il pessimismo. Questo pessimismo assoluto, questo piangere l'esistenza dell'intero universo come una corruzione ed una calamità, con una delirante insistente preghiera di essere liberati dal corpo tramite la morte e la speranza che, se solo le conoscessimo, potremmo, attraverso delle parole magiche, sopprimere gli effetti del corso di questa "maledetta" esistenza, è il fondamento di ogni pensiero gnostico.
Quando Ciro il Grande entrò a Babilonia nel 539 a.C., si incontrarono due grandi scuole di pensiero e iniziò il sincretismo religioso. Il pensiero persiano cominciò a mescolarsi con l'antica civiltà babilonese. L'idea della lotta titanica tra bene e male, che pervade l'universo in eterno, è l'idea da cui deriva il Mazdeismo, o dualismo persiano. Questo, e l'immaginata esistenza di innumerevoli spiriti intermedi, angeli e demoni, fu la spinta che fece superare le idee del Semitismo. D'altra parte la fiducia incrollabile nell'astrologia e la convinzione che il sistema planetario aveva un'influenza totale sugli affari di questo mondo si sviluppò proprio tra i Caldei. La grandezza dei Sette (la Luna, Mercurio, Venere, Marte, il Sole, Giove, e Saturno), il sacro Hebdomad, simboleggiato per millenni dalle torri di Babilonia, non fu sminuito. In verità, essi cessarono di essere adorati come divinità, ma rimasero come arconti e dynameis, regole e poteri, la cui forza quasi irresistibile contrastava l'uomo. Furono trasformati da dei a devas, spiriti cattivi. La religione degli invasori e quella degli invasi si fusero in un compromesso: ogni anima, nella sua ascesa verso il buon Dio e la luce infinita dell'Ogdoad, doveva combattere contro l'avversa influenza del dio o degli dei dell'Hebdomad. Questa ascesa dell'anima attraverso le sfere planetarie fino al paradiso cominciò ad essere concepita come una lotta con poteri avversi, e divenne la prima e predominante linea dello gnosticismo.
La seconda grande linea del pensiero gnostico fu la magia, il potere ex opere operato di nomi, suoni, gesti ed azioni. Queste formule magiche, che provocavano risate e disgusto ai non iniziati, non sono corruzioni più tarde della filosofia gnostica, ma una parte essenziale dello gnosticismo e furono osservate in tutte le forme di gnosticismo cristiano. Nessuna gnosis era completa senza la conoscenza delle formule che, una volta pronunciate, permettevano l'annullamento dei poteri ostili. Lo gnosticismo entrò in contatto col giudaismo abbastanza presto. Considerando le forti, ben organizzate, ed estremamente colte colonie ebree nella valle dell'Eufrate, questo primo contatto col giudaismo è perfettamente naturale. Forse l'idea gnostica di un Redentore deriva proprio dalle speranze Messianiche ebree. Ma, fin dall'inizio, la concezione gnostica del Salvatore è più sovrumana di quella del giudaismo; il loro Manda d'Haye, o Soter, è una manifestazione immediata della Divinità, un Re della Luce, un Æon (Eone). Quando lo gnosticismo entrò in contatto con il cristianesimo, il che dovrebbe essere accaduto quasi immediatamente, esso si gettò con una strana rapidità sulle forme di pensiero cristiane, prese in prestito la sua terminologia, riconobbe Gesù come Salvatore del mondo, simulò i suoi sacramenti, pretese di essere una rivelazione esoterica di Cristo e dei Suoi Apostoli, sommerse il mondo con Vangeli apocrifi, Atti ed Apocalissi, per provare le sue tesi. Man mano che il cristianesimo si sviluppava, lo gnosticismo cercava di spacciarsi per l'unica vera forma di cristianesimo, non idoneo per la volgare folla, ma sviluppato per i dotati e gli eletti. Per tale motivo i primi Padri dedicarono tutte le loro energie a combatterlo. Sebbene lo spirito dello gnosticismo è del tutto alieno rispetto a quello del cristianesimo, sembrava a coloro che lo guardavano superficialmente solo una modifica o addirittura un raffinamento di quello cristiano.
La gnosi ebbe come centri di maggiore fioritura soprattutto Alessandria d'Egitto e Roma. Un particolare impulso ebbe, negli ultimi secoli, in Siria ed in Egitto, grazie alla sua diffusione in ambienti monastici, attraverso le numerose correnti ascetiche. Lo gnosticismo, comunque, ebbe i suoi rappresentanti più noti nei primi secoli dopo Cristo, con prominenti insegnanti come Marcione, Valentino e Basilide. Altri gnostici noti furono Cerinto, Carpocrate e Simon Mago con tutta la sua scuola. Anche quando la corrente principale e centralizzata della Chiesa Cattolica Romana divenne il corpo cristiano dominante e iniziò a sopprimere le idee cristiane alternative e il paganesimo, lo gnosticismo non svanì senza lasciar traccia, anche se Sant'Ireneo di Lione, Tertulliano e San Giustino Martire rimasero le uniche fonti di conoscenza fino al 1945, anno in cui furono scoperte nei pressi del villaggio di Al-Qasr 44 opere gnostiche.
Una delle conclusioni che si ricavano da Sant'Ireneo di Lione, dove per la prima volta appare il termine «gnostico», è che esistono tanti tipi di gnosticismo quante le persone che lo proclamano con una certa autorità.
Le idee gnostiche continuarono a riaffiorare a intervalli regolari, come dimostra l'apparizione di movimenti quali i Catari, i Bogomili e i Pauliciani. Non si rilevano continuità tra lo gnosticismo e l'eresia catara medievale, sebbene ci siano notevoli affinità. Allo stesso modo i gruppi neo-gnostici del XIX secolo non possono vantare alcuna continuità con lo gnosticismo delle origini, tanto che spesso modificano, più o meno consapevolmente, le dottrine originarie. Ma esiste anche una setta di gnostici, che, isolandosi geograficamente, è giunta fino a noi in forma molto pura: i Mandei dell'Iraq meridionale.
Infine da segnalare come il gnosticismo, seppure permeato apparentemente di ideologie di numerose religioni, assomigli come concezioni di base ai Veda dell'antica India. Il parallelo più evidente sta nel nome, infatti la parola "Veda" sta per "Conoscenza", proprio come la parola "gnosi". Le cosidette "parole magiche", all'interno della cultura vedica, descritta dai profani come "induismo", sono rappresentati da mantra espressi in lingua sanscrita, una lingua particolarmente profonda e dal forte potere vibrazionale. La cultura vedica ha origine migliaia di anni fa e la sua prima comparsa nella storia avviene quando i popoli Arii occuparono parte dell'India, trasmettendogli queste culture indoeuropee. Tale cultura considera anch'essa il corpo come una prigione di cui liberarsi per spezzare il ciclo del Samsara (ciclo nascite e morti) e raggiungere il Moksha (ascensione al piano trascendentale) attraverso la realizzazione spirituale. Tale raggiungimento è possibile tramite regole di buon comportamento, chiamate principi regolatori (descritti molto bene dall'Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna, e l'utilizzo di numerose pratiche tra cui anche particolari mantra, capaci, sempre secondo la cultura vedica, di ripulire il corpo grossolano (corpo fisico) e quello sottile (mente e intelligenza) attraverso la recitazione e l'ascolto di vibrazioni vocali particolari. Tutte queste pratiche devozionali sono volte a pregare l'Unico Dio affinchè li liberi dalla miserevole condizione di esseri incarnati nella materia. Tramite questa analisi è interessante vedere come nella storia si siano susseguite, a intervalli, numerose tradizioni che avevano questo tipo di concezione di cui l'esempio più eclatante è forse quello dei Catari, anche loro influenzati pesantemente dal gnosticismo. Nel 1208 contro di loro, definiti dai cattolici come "buoni cristiani" ma definiti dalla Chiesa Cattolica come eretici, fu indetta da Innocenzo III la crociata contro gli albigesi, scontro che assunse i contorni dell'olocausto che terminò solo nel 1244, con la caduta della roccaforte catara di Montsegur.
Come detto prima lo gnosticismo finì per vedere il formarsi di sette. Ogni setta predicava una propria variante del credo gnostico e quindi praticava un proprio culto. Alcune sette respingevano completamente i sacramenti, mentre altre accettavano quali strumenti di conoscenza solo il battesimo e l'Eucaristia, affiancandoli ad altri riti che, per mezzo di inni e formule magiche, dovevano propiziare l'ascesa al regno spirituale del principio divino imprigionato nel corpo materiale. Da un punto di vista etico, lo gnosticismo oscillava fra il rigore ed il lassismo: se, infatti, la valutazione negativa della materia e del corpo spingeva alcuni gruppi ad astenersi anche dal matrimonio e dalla procreazione, fino ad arrivare all'ascetismo più rigoroso (Saturnino), la convinzione che l'anima fosse assolutamente estranea al mondo materiale portava altre correnti a giudicare in termini relativistici ogni atto connesso con il corpo (Basilide, Carpocrate, Barbelognostici, Fibioniti, Cainiti).
Benché la rilevanza del pensiero gnostico cominci a declinare a partire dal IV secolo, esistono tuttavia tracce della persistenza di tali concezioni nella storia del pensiero religioso e filosofico occidentale fino ai giorni nostri. Già nel Medioevo, comunità come quelle dei manichei, degli albigesi, e dei bogomili, abbracciarono le concezioni dualistiche sviluppate dallo gnosticismo, così come nel caso dei Mandei, una comunità religiosa tuttora attiva in Iraq e Iran, i caratteri gnostici sono molto evidenti.
Più tardi ripresero il modello gnostico l'alchimia e l'astrologia rinascimentale, scienze esoteriche che si nutrivano delle pubblicazioni di letterati come Marsilio Ficino (1433 - 1499), che nel 1463 tradusse il Corpus Hermeticum, una raccolta di scritti sapienziali di epoca ellenistica, attribuiti a Ermes Trismegisto.
Differenze tra contemporanei e comunità: i catari e i francescani
I catari e i francescani sono due comunità tra loro contemporanee nel senso che nonostante il movimento cataro sia nato prima di quello francescano, il periodo di maggior attività e svolta è stato il XIII secolo per entrambi. Come detto prima dei catari, la loro ideologia di povertà fu piuttosto ambigua nel senso che avevano anche dei castelli, attaccarono la Chiesa non riconoscendo la sua istituzione e la sua gerarchia e accusandola in modo infame per il fatto di aver accumulato potere nei secoli, ma peggio ancora di essere seguace dei piani del diavolo. In realtà, abbiamo appurato poco sopra che i catari altro non erano che fanatici ed estremisti e la Chiesa da parte sua si trovò più che a doversi difendere da queste accuse, non vere, a dover difendere il valore della religione cristiana e della fede oltre che dei principi della dottrina cristiana stessa tanto da arrivare prima a tentare con controlli sui vari gruppi e poi con predicazione per poi dover intervenire anche militarmente. Come detto prima il probabile intento della Chiesa nel coinvolgere monarchi e personaggi di un certo rilievo nella crociata era quello di intimidire i catari, fermarli e convincerli a ritornare sulla retta via, ma come sempre accade le parole del papa furono prese, rielaborate e la missione divenne il massacro. Finito il massacro finì anche il pericolo catari. Qualcuno ha tentato di inveire sulla Chiesa sostenendo che la stessa avrebbe voluto il massacro assicurandosi così l’eliminazione definitiva del pericolo, perché non avrebbe tollerato che qualcuno si mettesse contro di lei e più che ad ogni altro al suo potere. queste accuse in salsa Baigent-Leight-Lincoln [16] sono prive di fondamento di ogni tipo poiché le accuse stesse mirano a fare della Chiesa l’immagine di un’istituzione sanguinaria dall’inizio ad oggi, un’istituzione piena di segreti (di fatto inesistenti, come il Graal o la favola di Gesù con la Maddalena) portando così solo confusione. La Chiesa del Medioevo sicuramente ha fatto degli errori, errori che sono stati riconosciuti dalla stessa e per i quali è stato chiesto anche il perdono [17], così come è stato chiesto perdono anche per gli errori commessi in epoche successive. Che la Chiesa nel corso del Medioevo abbia accumulato potere è storicamente vero, il modo in cui questo potere è stato amministrato è dipeso dalle persone fisiche che lo avevano e non sono state tutte. L’inquisizione per esempio è nata al preciso scopo di combattere le eresie come appunto quella catara, che poi lontano dal controllo centrale di Roma qualche inquisitore abbia approfittato e abusato del proprio potere è un altro paio di maniche, un fatto che deve essere trattato ad personam [18], non che tutti gli inquisitori hanno preso il primo cristiano sulla piazza e gli abbiano dato fuoco. La Chiesa del Medioevo non solo aveva un potere da amministrare, ma aveva anche dei territori e soprattutto non era solo a Roma, c’era il “decentramento” che c’è anche adesso, per cui da Roma il controllo su tutto era materialmente impossibile e fu proprio per questo che probabilmente lontano dal centro, lontano dal controllo fu più facile anche per gli avversari della Chiesa giocare le proprie carte e i propri assi. Il caso della Lotta alle investiture ne è un chiaro esempio. La lotta per le investiture, che contrappose il Papato e l'Impero nei secoli XI e XII, ebbe per oggetto la prerogativa del papa o dell'imperatore nella scelta e ordinazione dei vescovi [19] con la conclusione a seguito di una guerra che nessuno dei due raggiunse mai il controllo completo nella nomina dei vescovi per cui è facile dedurre che laddove il pontefice non poteva controllare la situazione o dove addirittura non sapeva ci fosse un vescovo perché magari la nomina non l’aveva fatta lui ma l’imperatore, il vescovo stesso poteva tranquillamente fare i suoi comodi, arrogarsi addirittura il potere di inquisitore, dare fuoco al primo personaggio che non gli andava bene senza che nessuno da Roma lo andasse a disturbare. Il problema principale del potere è la sua gestione, tanto più ce n’è e tanto più gestirlo è difficile specialmente quando questo potere è distribuito in un ordine gerarchico dove ogni livello è autonomo e non necessariamente dipendente da quello superiore. Il caos e la perdita di controllo aumentano se i membri dei vari livelli vengono nominati da più persone che hanno potere uguale, ma competenza diversa. Ne consegue che in un periodo come il Medioevo, quando a periodi di crisi seguivano periodi di picco delle vocazioni, per cui a tutta questa gente bisognava dare un “gregge”, non era possibile pretendere anche di avere il controllo di questi “pastori”, né da parte della Chiesa, né dell’imperatore quando era lui a fare la nomina. Così se il potere centrale era a Roma o ad esempio ad Aquisgrana, non era possibile avendo un così alto numero di funzionari, di vario grado gerarchico, controllare ad esempio quello che faceva il prete di montagna. Il pretino di montagna così poteva diventare un signore, il problema sta nel fatto che proprio perché il pretino era in montagna che era diventato un signore e magari aveva rivoluzionato pure le idee della Chiesa e come applicarle, formando lui una comunità che viveva secondo una nuova regola, che magari si discostava completamente dalla dottrina cristiana o che la estremizzava al punto che il pretino da solo teneva il villaggio intero sotto scacco con la sicurezza che lui era il padrone e li avrebbe potuti mandare tutti all’inferno. Se però sul posto fosse venuto a controllare un vescovo....forse il pretino avrebbe abbassato la cresta, forse sarebbe stato arrestato e scomunicato. Anche in questo caso se ci fosse qualche accusa da rivolgere sarebbe ad personam. Il problema più complicato stava nel fatto che magari contemporaneamente la stessa cosa accadeva in posti diversi e così tanti puntini, specie se vicini, finiscono per apparire ad un occhio poco attento come una macchia omogenea e quindi ancora oggi c’è la convinzione che i funzionari della Chiesa abbiano in epoca medievale fatto chissà cosa, quando nella realtà storica dei fatti il peggio che poteva accadere era che il vescovo magari non viveva come vescovo ma come un signore e nel peggio del peggio, come accadde per i catari, che il vescovo si inventasse addirittura una nuova dottrina mettendosi poi contro la Chiesa.
L’occhio di San Francesco d’Assisi però aveva visto che la macchia non era omogenea, che in realtà erano tanti puntini vicini, puntini che rappresentavano vescovi o preti che vivevano in modo troppo ricco, ma non si mise contro di loro, lui non mosse alcuna accusa, anzi, riconobbe l’autorità della Chiesa e mantenne la sua fedeltà ad essa, proponendo però con il suo comportamento un nuovo modello più cristiano, più povero e molto più conforme ai dogmi della dottrina cristiana e al vivere come cristiani. Fece conoscere una povertà vera e sincera, una povertà che era coerente con l’esempio offerto da Cristo, una povertà che richiedeva sacrificio, ma che all’anima dava la ricchezza più grande: la salvezza e la santità. Francesco per altro non era uno che fosse nato povero, anzi, era un ragazzo ricco ed era figlio di un mercante ricco, un mercante che quando vide suo figlio cambiare completamente e scegliere la via della povertà e della preghiera lo portò davanti al tribunale anche perché Francesco non solo aveva scelto di cambiare vita ma aveva dato via tutti i suoi averi ai poveri. Francesco però si era rivolto al vescovo e il processo si tenne davanti alla sua famiglia e soprattutto davanti a quel padre « impietrito dalla rabbia e dal dolore che gli gonfiano il cuore [20] » e alla città tutta. « Dinnanzi al vescovo e al suo seguito, di fronte alla sua famiglia tutta schierata contro di lui, [...] egli si spoglia uno ad uno tutti gli abiti fino a restare completamente nudo: “Fino ad ora ho chiamato te mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con sicurezza Padre Nostro che sei nei cieli...”» [21]
Come scrive Franco Cardini, « la nudità non è spettacolo scandalizzante, nel medioevo; è quindi allo scopo non di tutelare la decenza della scena, ma soltanto di fornire un segno palese che sia anche un monito per gli astanti – specie per i famigliari, alcuni dei quali potrebbero cedere all’idea di infierire prima o poi con la violenza su quel loro congiunto – che il vescovo Guido apre il manto e accoglie Francesco il quale vi si rifugia fiducioso. Ora nessuno può più toccarlo: la Chiesa di Assisi, membro vivente della Chiesa romana, lo ha accolto nel suo seno; egli è ora al riparo, sotto le tende di Giacobbe. [...] Gli offrono una povera veste, ed egli la indossa ».
La vita che fece Francesco a seguire fu una vita povera, viveva di quello che trovava o di ciò che gli offrivano nelle elemosine. Nessuno lo picchiava più, il vescovo lo aveva proibito, ma la gente lo scherniva comunque. E lui soffriva, soffriva di quegli scherni; «quell’ironia e quel disprezzo dovettero sulle prime far più male delle sassate. Anche perché vi avvertiva la meschinità e la malvagità dei falsi amici che per tanto tempo lo avevano ammirato e onorato controvoglia, ipocritamente dal momento che egli era tanto più elegante, tanto più brillante, tanto più intelligente, tanto più simpatico, tanto più ricco di loro. Ora l’invidia si vendicava [22]».
«Dicono però che quando il padre lo vedeva passare così lacero, smagrito, arruffato, sporco, lo coprisse da lontano di terribili maledizioni. In ciascuna di essere doveva esserci più amore di quanto non ci sarebbe stato in mille carezze. [...] Francesco per prodigo che fosse stato, ormai non sarebbe tornato più a casa: e Pietro Bernardone non avrebbe corso per lui il rischio di ammazzare il vitello grasso, anche se Dio sa con quale e quanta gioia l’avrebbe fatto [23].»
Francesco aveva un fratello, Angelo, che a seguito dell’abbandono di Francesco della famiglia per seguire la vita della povertà e della preghiera, aveva in un certo senso continuato dentro di sé ad alimentare un certo malcontento, un certo disagio che aveva anche le sfumare dell’invidia e della gelosia e così anziché fare come tanti avevano fatto, ossia dimenticarlo, « continuava a perseguitarlo, e così facendo, continuava a perpetuare dinnanzi a sé stesso e agli altri la propria inferiorità. Come una volta che d’inverno, scorgendo Francesco mendicare infreddolito, mando a fargli chiedere se volesse vendergli una libbra di sudore; e si sentì rispondere che, quella merce, era già tutta impegnata per Chi l’avrebbe pagata molto meglio di quanto lui non avrebbe mai potuto fare. Una bella e pronta risposta – degna d’uno degli abili motteggiatori del Novellino – ad una fiacca e poco spiritosa provocazione [24]. »
« La rinuncia al padre e agli averi paterni venne pronunciata nell’inverno del 1206, forse a gennaio, forse a febbraio. L’inverno, insieme con la fame, la paura, la solitudine e i suoi naturali tristi compagni – gli stimoli sessuali [25] – sono da sempre i grandi pericoli degli anacoreti [26]»
Nei primi tempi che seguirono il cambiamento di vita di Francesco egli si preoccupò di mendicare – la carità degli altri, come detto, non fu delle migliori – curare i lebbrosi e ricostruire quella chiesina distrutta che il Signore gli aveva indicato. Non sapendo cosa e come fare, però, Francesco fece.
Arrivata l'estate e placatosi lo scandalo sollevato dalla rinuncia dei beni paterni, Francesco ritornò ad Assisi. Per un certo periodo se ne stette solo, impegnato a riparare alcune chiese in rovina, come quella di San Pietro (al tempo, fuori le mura), la Porziuncola a Santa Maria degli Angeli e San Damiano.
I primi anni della conversione furono caratterizzati dalla preghiera, dal servizio ai lebbrosi, dal lavoro manuale e dall'elemosina. Francesco scelse di vivere nella povertà volontaria, ispirandosi all'esempio di Cristo, lanciando un messaggio opposto alla società duecentesca dalla facili ricchezze. Francesco rinunciò alle attrattive mondane, vivendo gioiosamente come un ignorante, un "pazzo" ovvero un "giullare", dimostrando come la sua obiezione ai valori fondanti della società di allora potesse generare una perfetta letizia. In questo senso il suo esempio aveva un che di sovversivo rispetto alla mentalità del tempo.
Iniziò nel 1208 la sua predicazione, dapprima nei dintorni di Assisi. Ben presto altre persone si aggregarono a lui e, con le prime adesioni, si formò il primo nucleo della comunità di frati. Il primo di essi fu Bernardo di Quintavalle, suo amico d'infanzia. Tra gli altri si ricordano Pietro Cattani, Filippo Longo di Atri, frate Egidio, frate Leone, frate Masseo, frate Elia Bombarone, frate Ginepro. Insieme ai suoi compagni, Francesco iniziò a portare le sue predicazioni fuori dall'Umbria. Nel 1209, quando Francesco ebbe raccolto intorno a sé dodici compagni, si recò a Roma per ottenere l'autorizzazione della regola di vita, per sé e per i suoi frati, da parte di papa Innocenzo III. Dopo alcune esitazioni iniziali, il Pontefice concesse a Francesco la propria approvazione orale per il suo «Ordo fratum minorum [27]»: a differenza degli altri ordini pauperistici, Francesco non contestava l'autorità della Chiesa, ma la considerava come "madre", e le offriva sincera obbedienza. Francesco era la personalità ideale per Innocenzo, che poteva finalmente incanalare le inquietudini e il bisogno di partecipazione dei ceti più umili nel seno della Chiesa, senza porsi come antagonista ad essa scivolando nell'eresia.
Francesco al suo tempo avrebbe potuto essere scambiato facilmente per un cataro, poiché anch’egli predicava ai ceti più poveri, anche se è probabile che come tutti i predicatori non predicò e non fu ascoltato solo dai poveri, i pauper, ma anche dai ricchi, alcuni dei quali poi capirono e si convertirono, cambiarono.
Da come si può capire fino a questo punto la comunità francescana aveva aderito alla scelta di Francesco, la scelta di seguirlo era stata volontaria e nello stile di vita francescano non si può trovare nulla di contestabile né paragonabile allo stile di vita cataro. Francesco e i suoi confratelli si distinsero dai catari per molteplici ed evidenti fattori.
Francesco e i suoi compagni inoltre partirono per la crociata e lui parlò con il Saladino che si mostrò rispettoso ed ammirato nei confronti di Francesco, perfino gli offrì grandi ricchezze, ma Francesco rifiutò.
Col tempo la fama di Francesco crebbe enormemente e crebbe notevolmente anche la schiera dei frati francescani. Nel 1217 Francesco presiedette il primo dei capitoli generali dell'Ordine, che si tenne alla Porziuncola: questi sorsero con l'esigenza di impostare la vita comunitaria, di organizzare l'attività di preghiera, di rinsaldare l'unità interna ed esterna, di decidere nuove missioni, e si tenevano ogni due anni. Con il primo fu organizzata la grande espansione dell'ordine in Italia e furono inviate missioni in Germania, Francia e Spagna.
La pacifica rivoluzione che il nuovo Ordine stava compiendo cominciò ad essere palese a tutti. Iniziarono però anche i primi problemi: Francesco temeva che, ingrandendosi senza controllo, la fraternità dei Minori deviasse dai propositi iniziali [28]. Per dare l'esempio e per potersi dedicare completamente alla sua missione, nel 1220 Francesco rinunciò al governo dell'Ordine in favore dell'amico e confratello Pietro Cattani, che però morì l'anno seguente. Al successivo Capitolo Generale (detto «delle Stuoie», giugno 1221) venne scelto come vicario frate Elia.
Nel 1223, con la bolla «Solet annuere», papa Onorio III approvò definitivamente la Regola, che fu redatta con l'aiuto del cardinale Ugolino d'Ostia (il futuro papa Gregorio IX). La doppia stesura della regola a distanza ravvicinata testimonia un ripensamento a fronte di difficoltà nel progetto; egli, pur non condannando in sé né la ricchezza, né la sapienza, né il potere, si rendeva conto che i frati che liberamente avevano deciso di seguirlo e di seguire la sua regola di vita stavano diventando colti e accettavano doni e ricchezze (anche se formalmente questi erano incamerati dalla Santa Sede). Non è difficile immaginare che qualcuno, magari usando la scusa di poter meglio servire il prossimo, avesse richiesto più volte una limatura della regola del 1221 e alla fine Francesco cedette, pretendendo però questa volta una fedeltà assoluta, accettandola "senza commento", cioè senza interpretazioni.
Secondo le agiografie, il 17 settembre 1224, due anni prima della morte, mentre si trovava a pregare sul monte della Verna (luogo su cui in futuro sorgerà l'omonimo santuario), Francesco avrebbe avuto una visione, al termine della quale gli sarebbero comparse le stigmate: «sulle mani e sui piedi presenta delle ferite e delle escrescenze carnose, che ricordano dei chiodi e dai quali sanguina spesso». Tali agiografie raccontano inoltre che sul fianco destro aveva una ferita, come quella di un colpo di lancia. Fino alla sua morte, comunque, Francesco cercò sempre di tenere nascoste queste sue ferite. Nell'iconografia tradizionale successiva alla sua morte, Francesco è stato sempre raffigurato con i segni delle stigmate. Per questa caratteristica Francesco è stato definito anche «alter Christus». La condivisione fisica delle pene di Cristo offriva un nuovo volto al cristianesimo, partecipe non più solo del trionfo, simbolizzato dal Cristo in gloria.
Negli anni seguenti Francesco fu sempre più segnato da molte malattie (soffriva infatti di disturbi al fegato ed alla vista). Varie volte gli furono tentati degli interventi medici per lenirgli le sofferenze, ma inutilmente. Nel giugno 1226, mentre si trovava alle Celle di Cortona, dopo una notte molto tormentata dettò il "Testamento", che vorrebbe fosse sempre legato alla "Regola", in cui esorta l'ordine a non allontanarsi dallo spirito originario.
"Povertà", "obbedienza" e "castità" sono aspetti fondamentali della vita di Francesco e dei suoi discepoli. Dopo un primo periodo passato in solitudine, Francesco iniziò a vivere la propria vocazione insieme a dei compagni che volevano imitare il suo esempio. L'umiltà e l'ascetismo al quale si accompagnò l'opera del santo gli valse il nome di Imitator Christi ("Imitatore di Cristo"): da qui inizia l'esperienza della "fraternità", nella quale ciascun membro è dunque un imitator Francisci ("Imitatore di Francesco"), e dunque un imitator Christi. Secondo la regola dettata da Francesco, la vita comunitaria deve cercare di conformarsi a questi principi:
- Fraternità: i frati non devono vivere soli, ma devono prendersi cura dei propri fratelli (e in generale di tutti) con amore e dedizione. La stessa cura si estende incondizionatamente non solo alle creature umane, ma a tutto il creato in quanto opera di Dio e dunque sacro, vivendo in questo modo la fraternità universale.
- Umiltà: porsi al di sotto di tutto e di tutti, al servizio dell'ultimo per essere davvero al servizio di Dio, liberarsi dai desideri terreni che allontanano l'uomo dal bene e dalla giustizia
- Povertà: rinuncia a possedere qualsiasi bene condividendo tutto ciò che ci è dato con i tutti i fratelli, partendo dai più bisognosi.
Alla preghiera e alla meditazione, la Regola francescana aggiunge lo "spirito missionario", in conformità ai precetti evangelici, assumendo una condotta completamente diversa rispetto alla norma seguita fino ad allora. È chiaro come a San Francesco interessassero soprattutto i ceti sociali più deboli, tendesse con amore fraterno verso quel "prossimo" spesso respinto e disprezzato dalla società, cioè verso il povero, il malato, il perdente, l'ultimo.
Francesco volle essere il «minore tra i minori» (umile tra gli umili). Si sostiene che egli applicò ai compagni l'appellativo minores, dato in spregio ai popolani dai ricchi, perché lui stesso voleva incarnare la figura di "uomo del popolo". Assisi e Santa Maria degli Angeli furono e sono tuttora il cuore pulsante da cui parte e a cui ritorna l'attività missionaria di questo nuovo Ordine dei minori, come da allora in poi furono chiamati tutti coloro che seguirono (e che seguono) il santo fondatore assisano. In questo modo, lo spirito di condivisione è esempio concreto della comunione dell'anima con Dio, Gesù il Cristo, testimonianza di fede e di amore cristiano.
A imitazione dei poveri e dei mendicanti, è l'aspetto itinerante dei francescani, secondo il principio di portare il proprio sostegno materiale e spirituale al prossimo andandogli incontro là dove egli si trova: applicando questa regola alla prima persona Francesco visse e scontò un incessante vagare, portandosi fino ai confini dell'Europa, sostentandosi del frutto del lavoro che gli veniva offerto per strada e dove questo non fosse possibile, attraverso l'elemosina.
Comunità o sette?
Abbiamo analizzato le varie comunità e come queste si potevano orientare nel Medioevo, dalla nascita alla fine, abbiamo visto che le prime piccole comunità monastiche divennero ordini monastici e monastico cavallereschi, abbiamo visto anche come le comunità tante volte nascessero da personaggi che sfuggivano al controllo della Chiesa e che inventavano loro stessi delle nuove religioni, spesso estremizzate (i catari) e abbiamo anche visto come invece delle altre comunità siano nate per portare degli importanti cambiamenti nella società e nella Chiesa (i francescani) e ora vediamo invece come ci siano delle comunità che nascono, si evolvono e si diffondono spesso in modo del tutto improvviso e incontrollato, intorno a figure troppo influenti che fondano nuove religioni o nuovi movimenti spesso non riconosciuti né dallo Stato né tanto meno dalla Chiesa, le sette.
Il termine “Setta” (dal latino secta, da sequi, seguire, seguire una direzione, e da secare, tagliare, disconnettere) indica un gruppo di persone che segue una dottrina religiosa, filosofica o politica che, per particolari aspetti dottrinali o pratici, si discosta o si allontana proprio, tenendo spesso all’estremismo ed al fanatismo, da una dottrina preesistente già diffusa e affermata.
In passato poteva indicare una scuola di pensiero all'interno di una religione, senza che fosse eterodossa o che entrasse in conflitto con altre scuole. In seguito il termine assunse una connotazione dispregiativa, ricercata dalla religione dominante, per indicare gruppi minoritari che contestavano la sua autorità dottrinale e interpretativa. In tal senso movimenti come i valdesi vennero considerati una pericolosa setta da parte della Chiesa cattolica e gli sciiti dell'Islam vennero considerati eretici nei paesi a maggioranza sunnita. A seconda dei periodi storici e culturali le controversie hanno determinato scontri anche molto violenti, persecuzioni e intimidazioni del gruppo più forte sul più debole con casi meno frequenti di ritorsioni. In alcuni casi la setta divenuta dominante ha assunto a sua volta comportamenti violenti, intimidatori e persecutori.
In tempi più recenti setta indica più frequentemente gruppi religiosi e non sorti attorno a personalità carismatiche.
Il termine «setta religiosa» ha una doppia interpretazione a seconda dell'origine etimologica che gli si attribuisce. Alcuni lo mettono in relazione con il verbo latino seco, inteso come "tagliare" o "dividere", e in tal senso indica le congregazioni distaccatesi da una chiesa madre: movimenti eterodossi nati in seno ad altre religioni, che si sono evoluti nel tempo fino a divenire religioni a pari titolo con la religione madre, con analoga forza e accettazione sociale. Oggi vi si fa riferimenti con il termine di chiese.
Altri con il latino sector, rafforzativo di sequor che significa "seguire". In tal senso indica la propensione a seguire l'insegnamento di un maestro o leader che si ritiene illuminato.
Inoltre la parola secta in latino significa dottrina, scuola filosofica e gruppo religioso, perciò una valenza negativa è, probabilmente, stata applicata in seguito, dato che sectae erano definite anche le scuole degli stoici, degli epicurei e degli aristotelici.
In inglese, invece, l'interpretazione è univoca grazie all'uso di due differenti termini: sect e cult. Con sect si intendono i movimenti considerati in passato «ereticali» in quanto distaccatisi da una chiesa madre (come ad esempio i bogomili, i catari, gli albigesi, i valdesi). Con la parola cult, invece, si indicano, più propriamente, quei movimenti che in italiano vengono chiamati "sette".
Nonostante il passare del tempo e un clima più orientato al dialogo e al rispetto delle diversità, il termine setta viene ancora utilizzato in senso dispregiativo per indicare gruppi che hanno credenze, miti e ritualità differenti rispetto a quelli della religione o della mentalità dominante. Alcuni sociologi della religione, per ovviare a questo problema, preferiscono utilizzare il termine "culto", ritenuto più neutrale. Sfortunatamente non in tutti casi la comunità diventa una chiesa né si può dire che nascono nuovi culti o nuove religioni, in alcuni casi il termine setta è il termine vero e proprio per definizione.
Il passaggio da "comunità" a "chiesa" si è verificato più volte nella storia, il passaggio da “comunità” a “setta” però si è verificato ancora più frequentemente.
Alcuni sociologi distinguono le “comunità” dalle "chiese" e dalle "sette" e le stesse sette tra loro in base a quattro elementi caratterizzanti:
- le origini storiche
- l'evoluzione e lo sviluppo
- il contenuto dottrinale
- le modalità di organizzazione
I gruppi maggioritari, quando usano il termine sette, intendono fare riferimento a gruppi che:
- basano la loro dottrina sugli insegnamenti di un solo leader fortemente carismatico (fino a sconfinare talvolta nel culto della personalità)
- hanno un percorso di avvicinamento alla conoscenza che è frequentemente di tipo iniziatico o esoterico in cui l'adepto percorre successivi livelli di indottrinamento.
- esercitano un controllo ossessivo sul singolo adepto volto a asservirne la volontà ai loro scopi controllandone azioni, emozioni, scelte morali, lavorative ed economiche
- vivono separati dal resto della collettività, talvolta in modo tanto ossessivo da dare origine a fenomeni violenti o autolesionisti dei componenti della setta stessa
Alcuni studiosi, tuttavia, fanno notare che questi ultimi punti possono venire rilevati anche in gruppi che si trovano all'interno di quelle che definiamo chiese, quindi anche all’interno di una chiesa può nascere una setta. Con ciò non si vuole dire che all’interno della Chiesa ci siano delle sette con riferimento ai gruppi per esempio di preghiera, alle comunità per gli orfani e via dicendo che sono riconosciute con tanto di statuto nella Chiesa romana. Di chiesa non c’è solo la Chiesa Cattolica, ci sono anche altre chiese che professano religioni anche diverse da quella cattolica (vedi definizione sopra). Quello che si vuole dire è che all’interno spesso di un’istituzione che si è affermata nel tempo e che professa una certa religione si possono formare dei gruppi che si discostano e cominciano un loro cammino, spesso dettato da una figura leader molto influente e carismatica, nel momento in cui questo gruppo si discosta e non viene riconosciuto viene considerato, anche senza bisogno di usare il senso dispregiativo, una setta.
Il confine è sempre però molto sottile, tanto che spesso la gente tende a fare confusione tra le comunità e le sette.
Non è scontato che i movimenti o le comunità cui si fa riferimento come sette abbiano risvolti distruttivi o violenti, né che debbano necessariamente essere pericolosi per l'adepto: sono numerosi quelli che predicano la non violenza. In molti gruppi è frequente una commistione di fonti dottrinali, che rende gli adepti tolleranti verso le diversità di pensiero e non ostili al dialogo o al cambiamento. Sfortunatamente non tutti però sono tolleranti verso l’esterno e benché mai pacifici.
Tuttavia, nel parlare quotidiano odierno, si tende a usare il termine setta riferendosi alle accezioni più negative, associandolo a intolleranza ideologica, rigidità di pensiero, prevaricazione sul singolo individuo con risvolti anche molto violenti. Il termine si applica soprattutto nei casi in cui si ritiene che il gruppo eserciti indebite pressioni psicologiche sui suoi adepti, tali da definirle come tentativi di controllo mentale e che tale norma sia quotidiana e in un certo senso parte integrante del modo di vivere quella particolare religione.
Nel sentire comune del gruppo maggioritario si ritiene che tali caratteristiche non siano proprie delle chiese poiché, anche se si sono verificati numerosi casi di pressioni simili in movimenti consolidati, tali risvolti distruttivi non sono percepiti come fondanti della totalità del sentire religioso dei fedeli e delle loro azioni, ma caratteristica solo di alcuni enti o periodi specifici. In quest'ottica si tende a usare il termine in relazione al danno umano e sociale che si ritiene un gruppo settario potrebbe causare rispetto alle regole sociali, economiche e religiose considerate accettabili e positive dalla collettività di riferimento e in cui la presunta setta si muove come diversa.
Una classificazione neutrale, utile e che allo stesso tempo rispetta i principi di uno stato democratico è quella di dividere i culti, anche bizzarri, da quelli che predicano la violenza distruttiva, anche verso l'esterno.
D'altra parte i movimenti cui ci si riferisce frequentemente come sette sono estremamente variegati tra loro, sia per fonti dottrinali sia per organizzazione del gruppo. Una classificazione che non considera la pericolosità sociale, ma l'oggetto di interesse di questi gruppi, può essere la seguente:
Movimenti non religiosi
di norma si basano su principi o teorie psicoterapeutiche, politiche o economiche. Non contemplano una divinità o il senso del sacro e mettono un accento forte sulle possibilità della mente e della psiche (cfr. Scientology o la massoneria). Per questo vi si fa riferimento talvolta come psico-sette.
Movimenti religiosi
i filoni legati alla religiosità sono numerosissimi e complessivamente possiedono il maggior numero di membri. I culti spaziano da quelli cristiani, orientali, islamici, profetici, sino a quelli apocalittici, messianici e millenaristi. Non sono infrequenti commistioni tra tradizioni religiose diverse (sincretismo religioso). Vengono accusati di muoversi con dinamica settaria anche alcuni movimenti cattolici.
Movimenti magici, occultistici e diabolici
i filoni guida di tali movimenti sono innumerevoli e molto diversi. Si basano su culti di magia bianca e nera, di esoterismo, di spiritismo.
Movimenti neopagani, New Age, mistico-esoterici
in questo filone è frequente il rifarsi a pratiche di meditazione orientali. Questo tipo di movimenti si caratterizza per il rifiuto delle dottrine ufficiali o delle religioni tradizionali, in favore di religioni primitive e antiche mescolate con studi sulla natura, riti magici e astrologia. In questo tipo di ambiente i gruppi professano frequentemente uno stile di vita semplice e pacifico. Possono tuttavia decidere di vivere in isolamento rispetto alla società per dedicarsi con maggior concentrazione alle proprie ricerche.
Il limite di questa seconda classificazione è quello di mettere tutto nello stesso calderone e non distinguere tra gruppi pericolosi e gruppi non pericolosi. Essa suggerisce, implicitamente, l'idea che tutti i gruppi abbiano la stessa distruttività: satanisti come new age e così via, creando un certo clima di confusione, foriera di scarsa tolleranza, nei confronti di tutti i culti minoritari.
Va rilevato che vi sono stati gruppi di orientamento religioso che hanno destato particolari preoccupazioni negli anni passati per le loro pulsioni distruttive, autolesioniste o di circonvenzione sugli adepti. Tra questi possiamo ricordare i casi più tristemente famosi: il Tempio del popolo, che nel 1978 condusse al suicidio 914 persone, di cui 276 bambini in Guyana.
I Branch Davidians, l'Ordine del Tempio del Sole, Heaven's Gate ed altri ancora furono scoperti essersi macchiati di abusi fisici e sessuali persino su bambini, di aver depredato gli averi dei loro membri spesso per comprare armi da usarsi durante il giorno del Giudizio o contro i nemici del bene, di aver indotto i propri membri al suicidio. Talune di queste sette, destano preoccupazione poiché operanti anche nell'ambito della salute, come ad esempio l'Energo Chromo Kinesi che con un misto di medicina energetica, gnosticismo, esoterismo New Age, inducono nei loro adepti atteggiamenti fobici incentivanti verso tutto ciò che è ritenuto "energeticamente" contaminante. Anch'essa come nei movimenti appena citati, il fine ultimo è quello "salvifico-apocalittico", ove solo le anime "energeticamente pure" dopo essersi liberate del corpo potranno essere salvate. Inutile rammentare che sono tali affermazioni, come si diceva, che hanno indotto in passato diversi gruppi ad atti estremi.
Va tuttavia ricordato come tali conseguenze estreme siano decisamente rare. Esse rappresentano una percentuale minima soprattutto se raffrontate con il quotidiano dei molti gruppi religiosi presenti nelle varie nazioni e società, che manifestano prevalentemente il desiderio di una ricerca spirituale diversa da quella maggioritaria senza presentare nessuna di queste caratteristiche deleterie.
Per prevenire il presentarsi di abusi da parte di alcuni gruppi alcuni governi, come quello degli Stati Uniti hanno portato avanti ricerche sociologiche ed antropologiche su di essi e ricavato modelli comportamentali ricorrenti che alcuni gruppi possono applicare.
Uno di questi aspetti viene definito con l'acronimo inglese BITE e fa riferimento alle metodologie di controllo dell'adepto da parte del gruppo: il controllo avverrebbe
- sul comportamento e le abitudini della persona (Behaviour control)
- sulle informazioni a sua disposizione (Information control)
- sul pensiero (Thought control)
- sulle emozioni (Emotions control).
In un approccio di questo tipo la persona viene coinvolta in corsi, seminari, riunioni di preghiera o studio, attività di volantinaggio e simili sempre più intense. Spesso vi sono restrizioni ferree sul modo di vestire, alimentarsi, sulle persone da frequentare, in generale sulle libertà quotidiane. Si tende, inoltre, a indurre la persona a non consultare fonti di informazione esterne o che non siano state approvate dal gruppo o a ritenerle in qualche modo impure o dannose per sé.
Particolare importanza ha il legame affettivo con gli altri appartenenti al gruppo, che tendono a iperesponsabilizzare la persona verso i suoi doveri. Mancando verso di essi si manca anche verso i propri amici, la propria famiglia religiosa. In tal senso gli studi sembrano suggerire che le persone che aderiscono a frange particolarmente distruttive di gruppi religiosi siano frequentemente introverse, timide o in condizione di forte stress emotivo o crisi esistenziale. Tali soggetti sarebbero più desiderosi di sentirsi parte di un gruppo solido, che possa guidarli e prendersi cura di loro e sarebbero più esposti a non percepire come lesive di sé alcune pratiche del gruppo stesso, anche sino a conseguenze drammatiche come quelle del suicidio di massa.
Il Consiglio d'Europa e la posizione verso i fenomeni settari
Un parere autorevole in tema di fenomeni settari è venuto dal Consiglio d'Europa che, nel 1992, ha approvato una Raccomandazione su Sette e Nuovi Movimenti Religiosi (n. 1178). In tale occasione il Consiglio d'Europa ha sostenuto che una legislazione specifica sulle sette sia indesiderabile, poiché potrebbe interferire negativamente con l’articolo 9 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali ritenendo, tuttavia, che misure educative, così come legislative e di altra natura, dovrebbero essere prese in risposta ai problemi sollevati da alcune delle attività di sette e nuovi movimenti religiosi.
Quando si tratta di comunità e quando si tratta di setta?
Seguono le caratteristiche che discriminano il fenomeno della setta distinguendolo nettamente da quello della comunità, identificando nella tabella della setta i punti allarmanti che specie al giorno d’oggi dovrebbero destare preoccupazione e si invitano tutte le istituzioni, specie Stato e Chiesa cattolica romana (per quanto riguarda il nostro Paese) a prestare maggiore controllo e soprattutto maggior severità al formarsi di nuove comunità e nuovi movimenti.

Note
[1] Battaglia di Poitiers: La battaglia di Poitiers (conosciuta anche come battaglia di Tours) fu combattuta in un giorno indeterminabile di ottobre (forse il 10, forse il 17) del 732 tra l'esercito arabo-berbero musulmano di al-Andalus, comandato dal suo governatore, ˁAbd al-Rahmān ibn ˁAbd Allāh al-Ghāfiqī, e quello dei Franchi di Carlo Martello, maggiordomo di palazzo (equivalente a capo dell'esecutivo e dell'esercito) dei re merovingi. La battaglia ebbe una rilevanza tattica abbastanza contenuta, dal momento che ai musulmani andalusi sarebbe stato facile armare un altro esercito in tempi assai brevi, ma sotto un profilo strategico essa fu decisamente di grande portata, più che per aver fatto fallire il piano delle forze musulmane per aver invece fornito il destro a Carlo di gettare le prime basi di un ambizioso futuro imperiale per sé e la sua casata che sarebbe stato poi portato a pieno compimento dal nipote Carlo Magno.mNegli ambienti cristiani della penisola iberica, già in buona parte occupata da berberi e saraceni, la battaglia fu percepita come un evento carico di un forte significato simbolico, per il quale l'Occidente cristiano aveva fermato l'espansione araba. Proprio nel descrivere questa battaglia, pochi anni dopo il monaco lusitano Isidoro Pacensis nelle sue Cronache, usa per la prima volta l'aggettivo «europei» per attribuire un'identità collettiva ai guerrieri che per la prima volta avevano fermato gli invasori musulmani.
[2] La Chiesa come istituzione in realtà nasce solo dopo il VI secolo quando con la fondazione dell’abbazia di Montecassino a quella che era la comunità della Chiesa fu dato un piccolo appezzamento di terreno. In un certo senso l’abbazia rappresenta il fulcro, il punto di partenza per quello che diventerà il territorio della Chiesa e inoltre la Chiesa all’epoca era una comunità in senso stretto, se pur con una sua gerarchia, ma non era l’istituzione che divenne nel periodo dell’Impero di Carlo Magno né era quello che conosciamo noi oggi. Non va confusa la Chiesa Cattolica di oggi con quella cristiana di mille anni fa, anche perché mentre mille anni fa esisteva solo il concetto di cristiano o non cristiano, oggi il termine cristiano si è ampliato e vengono definiti cristiani i cattolici, i protestanti, gli anglicani, ecc.
[3] per i re germanici, tra cui i Merovingi, le facoltà sovrannaturali di sovrano erano trasmesse per via ereditaria e tutto il casato le possedeva, il tocco taumaturgico dei santissimi sovrani francesi e inglesi viene dato direttamente da Dio attraverso il Papa, col sacramento dell'unzione col sacro crisma.
[4] Il caso di Carlo Magno andrebbe approfondito perché mentre da un lato è stato e come tale è riconosciuto in quanto padre e fondatore del sistema feudale, dall’altro lato, l’analisi della singola persona evidenzia delle contraddizioni che lo rendono in tutto e per tutto un figlio del suo tempo. Non era un bigotto, ma in un certo senso anche lui come tanti sovrani si fece la sua idea di cristianesimo e questo non fu solo un fatto di scelta personale, ma fu anche dovuto al fatto che visse in un’epoca in cui la morale e la virtù contavano fino a un certo punto, era figlio di una popolazione che aveva altre tradizioni ed altra mentalità e pur essendosi fatto difensore e promotore della religione cristiana, non ne seguì i principi fin in fondo, e non gliene si può fare una colpa. Non ebbe meno mogli o amanti di tanti sovrani che in epoche successive o precedenti (per esempio i Merovingi) mostrarono un bigottismo vero e proprio e nomi e cognomi certo non ci mancano. Fu tanto padrone e vittima del suo tempo che ci fu un periodo in cui fu addirittura fatto santo. Nel 1165 Carlo Magno venne santificato dall'antipapa Pasquale III su ordine dell'imperatore Federico Barbarossa. Ci fu imbarazzo per questa santificazione in ambito cristiano a causa della vita privata non irreprensibile dell'imperatore. Essendo stata celebrata da un antipapa, essa non si ritiene valida. Ad oggi, il culto viene celebrato nella diocesi di Aquisgrana e ne viene tollerata la celebrazione nei Grigioni, una regione della odierna Svizzera.
[5] Ordine di Malta: Il Sovrano Militare Ordine di Malta trae le sue origini dall'antico ordine dei Cavalieri Ospitalieri o Cavalieri di San Giovanni, nato nel 1050 con la costruzione in Terrasanta di un ospedale per i pellegrini e riconosciuto come ordine religioso cavalleresco nel 1113, mediante una bolla papale di Pasquale II, con il nome di Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Divenne militare quando dovette difendere i propri ospedali in Terrasanta dagli assalti dei soldati: in questo modo, oltre al riconoscimento formale acquisì anche un territorio e una forza armata, configurandosi come vero e proprio Stato. Durante i secoli però perse alcuni territori e dovette acquisirne altri (Rodi, Malta) mantenendo comunque una territorialità, tranne un piccolo periodo di esilio di qualche mese fra la perdita dei territori in Terrasanta e lo spostamento a Rodi. Attualmente l'Ordine di Malta è un'organizzazione riconosciuta internazionalmente: possiede una propria bandiera, una costituzione, un rappresentante, organi esecutivi e giuridici, ed emette passaporti e francobolli, intrattenendo anche autonome relazioni diplomatiche con oltre cento nazioni (e tutte le altre organizzazioni internazionali). Queste caratteristiche gli consentono di concludere accordi con altri soggetti di diritto internazionale (Stati, organizzazioni internazionali, Chiesa Cattolica, ecc.) lavorando in stretto rapporto con essi per svolgere i compiti di assistenza ai poveri e agli ammalati in diversi paesi del mondo e di difesa della fede cristiana.
[6] L'Ordine templare dopo la definitiva perdita di Acri e degli Stati Latini in Terra Santa nel 1291 si avviava al tramonto: la ragione fondamentale per la quale era nato, due secoli prima, era ormai venuta meno. Il suo scioglimento, tuttavia, non fu mosso per via ordinaria dalla Santa Chiesa, ma attraverso una serie di accuse infamanti esposte dal re di Francia Filippo IV il Bello, desideroso di azzerare i propri debiti e impossessarsi del patrimonio templare, riducendo nel contempo il potere della Chiesa. Il 14 settembre 1307 il re inviò messaggi sigillati a tutti i balivi, siniscalchi e soldati del Regno ordinando l'arresto dei templari e la confisca dei loro beni, che vennero eseguite il venerdì 13 ottobre 1307. La mossa riuscì in quanto viene astutamente avviata in contemporanea contro tutte le sedi templari di Francia; i cavalieri, convocati con la scusa di accertamenti fiscali, vennero arrestati. Le accuse che investirono il Tempio erano infamanti: sodomia, eresia, idolatria. Vennero in particolare accusati di adorare una misteriosa divinità pagana, il Bafometto. Nelle carceri del re gli arrestati furono torturati finché non iniziarono ad ammettere l'eresia. Il 22 novembre 1307 il papa Clemente V, di fronte alle confessioni, con la bolla Pastoralis præminentiæ ordinò a sua volta l'arresto dei templari in tutta la cristianità. Il 12 agosto 1308 con la bolla Faciens misericordam furono definite le accuse portate contro il Tempio. Il re fece avviare dal 1308 sino al 1312, grazie anche alla debolezza di papa Clemente V, diversi processi tesi a dimostrare le colpe dei cavalieri rosso-crociati di Parigi, Brindisi, Penne, Chieti e Cipro. Nel generale clima di condanna ci fu l'eccezione rappresentata da Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna e responsabile del processo per l'Italia settentrionale: egli assolse i cavalieri e condannò l'uso della tortura per estorcere confessioni (concilio provinciale di Ravenna, 1311). L'Ordine fu ufficialmente soppresso con la bolla Vox in excelso del 3 aprile 1312 ed i suoi beni trasferiti ai Cavalieri Ospitalieri il 2 maggio seguente (bolla Ad providam). Filippo il Bello, distrusse il sistema bancario dei templari, e, benché una bolla papale avesse trasferito tutti gli averi dei Tempari agli Ospitalieri, riuscì ad addurre a sè parte del tesoro. Questi eventi e le originali operazioni bancarie dei templari sui beni depositati, che furono improvvisamente mobilitati, costituirono due dei molti passaggi verso un sistema di stampo militare per riprendere il controllo delle finanze europee, rimuovendo questo potere dalle mani della Chiesa. Visto il destino dei templari, gli Ospitalieri di San Giovanni furono ugualmente convinti a cessare le proprie operazioni bancarie.
[7] Catarismo: Il catarismo (dal greco καθαροί [katharòi] = «puri») costituì un movimento ereticale diffuso in Europa tra il XII e il XIV secolo. Il termine deriva dal greco katharos (=puro), con il quale si autodefinirono per primi i seguaci del vescovo Novaziano elettosi antipapa nel 251; per questa ragione il termine katharoi fu citato per la prima volta in un documento ufficiale della Chiesa Cristiana nei canoni del Concilio di Nicea del 325. Con la definizione di càtari, detti anche albigesi (dal nome della cittadina francese di Albi), furono successivamente designate le persone coinvolte nel sostegno culturale o religioso del movimento ereticale sorto intorno al XII secolo in Occitania. Le dottrine càtare vennero condannate come eretiche dalla Chiesa romana, prima ancora che essa, dopo il Concilio di Trento potesse definirsi Chiesa cattolica.
[8] Gnosticismo: Lo gnosticismo è un movimento filosofico-religioso, molto articolato, la cui massima diffusione si ebbe nel II e III secolo dell'era cristiana. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis (γνῶσις), «conoscenza». Una definizione piuttosto parziale del movimento basata sull'etimologia della parola può essere: "dottrina della salvezza tramite la conoscenza". Mentre il giudaismo sostiene che l'anima raggiunge la salvezza attraverso l'osservanza delle 613 mitzvòt e il cristianesimo sostiene che l'anima raggiunge la salvezza attraverso la fede, le opere e la Grazia, per lo gnosticismo la salvezza dell'anima può derivare soltanto dal possesso di una conoscenza quasi intuitiva dei misteri dell'universo e dal possesso di formule magiche indicative di quella conoscenza. Gli gnostici erano "persone che sapevano", e la loro conoscenza li costituiva in una classe di esseri superiori, il cui status presente e futuro era sostanzialmente diverso da quello di coloro che, per qualsiasi ragione, non sapevano. Una definizione più completa di gnosticismo potrebbe essere: "nome collettivo indicante un gran numero di sette panteistico - idealistiche fortemente diverse tra loro che sorsero da poco prima dell'Era cristiana al V secolo e che, prendendo in prestito la fraseologia ed alcuni dei dogmi delle principali religioni contemporanee, specialmente del cristianesimo, sostenevano che la materia fosse un deterioramento dello spirito e l'intero universo una depravazione della Divinità, ed insegnavano che il fine ultimo di ogni essere era il superamento della bassezza della materia ed il ritorno allo spirito Genitore, tale ritorno, sostenevano, era stato facilitato dall'apparizione di alcuni Salvatori inviati da Dio." In generale gli gnostici tendevano ad identificare il Dio veterotestamentario con la potenza inferiore del Demiurgo, mentre il Dio neotestamentario con l'Eone perfetto ed eterno, il generatore dell'eone Gesù, inviato sulla terra per rendere gli uomini consci di possedere in sé una scintilla divina. Tuttavia l'eone Cristo non si incarnò in Gesù, ma fece in modo che gli uomini percepissero la sua illusoria realtà umana come reale (docetismo): egli non sarebbe morto crocifisso, ma sarebbe ritornato direttamente al suo mondo superiore. Inoltre, nel periodo tra la Resurrezione e l'Ascensione, periodo considerato dagli gnostici ben più esteso dei canonici quaranta giorni, avrebbe impartito solo a pochi dei suoi discepoli una sorta di insegnamento segreto. Tale insegnamento, parallelamente alla dottrina della Chiesa, fondata sulla predicazione pubblica del Cristo, venne tramandato per via occulta a beneficio di pochi eletti, escludendo, così, la gerarchia della Chiesa. Inoltre, aspetto fondamentale, essa doveva giungere attraverso esperienze personali e non attraverso lo studio dei testi canonici. Tutte queste convinzioni contrastavano fortemente con l'ortodossia del cattolicesimo che andava formandosi in quei primi secoli. Fu quindi inevitabile che le dottrine gnostiche, che in un primo tempo si erano diffuse anche all'interno della Chiesa, incontrassero l'opposizione delle comunità cristiane e fossero considerate come eretiche. Ciò portò il movimento gnostico ad un rapido declino, anche se, specialmente in Medio Oriente, alcuni aspetti dello gnosticismo (come l'aspetto ascetico) divennero parte integrante del patrimonio della Chiesa Cristiana.
[9] Novaziano: Novaziano (ca. 220 – 258) è stato un presbitero e teologo italiano, fondatore del movimento dei Novazianisti, che si creò antipapa dal 251 al 258. Gli autori greci, papa Damaso I e Prudenzio lo indicarono col nome di Novatus. La sua storia è abbastanza tormentata per quanto riguarda la sua lotta all’elezione di papa. Novaziano è ricordato soprattutto come promotore del movimento cataro, prima noto come novazianismo poi come catarismo, nel Medioevo. Novaziano morì durante le persecuzioni dei cristiani per opera dell’imperatore Valeriano e tutti i suoi insegnamenti furono presi ed estremizzati dai suoi seguaci.
[10] Oggi si tende molto a non riconoscere e non voler riconoscere che anche la Chiesa ha avuto le sue difficoltà specie all’inizio quando ancora non era formata, si può paragonare la Chiesa dei primi secoli a delle colonne portanti su cui è stata costituita l’istituzione che oggi conosciamo. Ma dall’inizio alla situazione attuale c’è stata un’evoluzione non piccola e non facile, un’evoluzione dura anche per coloro che ne fanno parte e che si sono trovati a dover fronteggiare dei problemi non piccoli nel corso di questa stessa evoluzione. La Chiesa dei primi secoli non aveva nemmeno un territorio, non fino alla fondazione di Montecassino.
[11] Docetismo: Il docetismo è una dottrina cristologica, ovvero una concezione sulla vera natura del Cristo. Il suo nome deriva dal verbo greco dokéin, che significa apparire. Essa si riferisce alla convinzione che le sofferenze e l'umanità di Gesù Cristo fossero apparenti e non reali.
[12] Questo fu uno dei culmini dell’eresia, in netta opposizione all’ideologia cristiana e della Chiesa romana. Per la Chiesa cattolica il matrimonio è un sacramento e ha posto delle regole per coloro che desiderano unirsi in questo sacro vincolo (il corso del fidanzamento, per avere chiaro lo scopo del matrimonio), inoltre riconosce il matrimonio come base, come fondamenta per quanto riguarda proprio la procreazione dal momento che per la Chiesa i figli devono essere concepiti all’interno del matrimonio, il matrimonio stesso ha come scopo la procreazione. Il matrimonio stesso è l’istituzione in cui un figlio viene concepito e considerato un dono di Dio. Nel Medioevo probabilmente la Chiesa non aveva ancora definito in modo chiaro tutto quello che riguarda il matrimonio, anche perché bisogna considerare che le decisioni prese dalla Chiesa all’epoca erano state prese perché adatte a quell’epoca. La Chiesa inoltre definisce il matrimonio un vincolo indissolubile tant’è vero che non approva il divorzio nè la separazione. Inoltre il matrimonio è un sacramento sul quale si basa la comunità famigliare, poiché anche la famiglia viene vista come una piccola comunità cristiana. La Chiesa romana in epoca medievale in merito al matrimonio aveva preso alcune decisioni, soprattutto per quel che riguardava la sua indissolubilità e per quanto riguarda il discorso del consenso dei futuri sposi, e questo rappresentò un’importante innovazione e fu importante per l’epoca corrente e quelle successive, considerando che fin dall’era precristiana i matrimoni erano nella maggior parte dei casi combinati allo scopo di formare alleanze e aumentare i beni materiali. L’importanza del riconoscimento della necessità del consenso al matrimonio, sta nel fatto che la Chiesa stessa si era resa conto che non era possibile il matrimonio come istituzione se fin da subito coloro che dovevano unirsi non erano consenzienti. Di fatto è noto che nel Medioevo nella maggior parte dei casi e anche nelle epoche successive il consenso da parte delle famiglie di sposi non fu mai rispettato e questi sposini andavano all’altare sostenendo di essere fermamente convinti e consenzienti, quando non lo erano, purché quell’unione fosse benedetta da un prete o un vescovo. Sono numerosi poi i casi di separazione e divorzio che però la Chiesa anche all’epoca non approvava. Era concesso l’annullamento del sacro vincolo solo in caso il matrimonio non fosse stato consumato. Nel caso di famiglie reali potenti tante volte l’annullamento fu concesso più che per mancata consumazione, per i problemi tra i coniugi che in alcuni casi portarono a delle vere e proprie guerre, per non parlare poi della consanguineità degli stessi. La Chiesa infatti è contraria al matrimonio tra consanguinei, nell’esempio del caso di Eleonora d’Aquitania con Luigi VII, essi erano consanguinei per quarto grado discendendo entrambi da Roberto II di Francia. Il problema della consanguineità non sta in un capriccio della Chiesa, ma sta nel fatto che da individui che hanno in comune alcuni spezzoni di codice genetico non è difficile che ne discendano figli con malattie gravi e spesso mortali, in un’epoca come il Medioevo poi in assenza di conoscenze mediche e genetiche tanto più, un figlio epilettico o con problemi cognitivi aveva vita breve o non ne aveva proprio e inoltre era considerato un figlio del peccato in quanto il matrimonio tra consanguinei era condannato come l’incesto. All’epoca però bisogna anche considerare che al momento della stipulazione del contratto di matrimonio non si teneva conto della consanguineità, anche perché la tendenza era a far sposare parenti di grado abbastanza lontano (dal 3°) proprio per evitare figli malati e quindi il peccato quando invece si ignorava la vera causa delle conseguenze dei figli nati da consanguinei. Si cercava di arrampicarcisi sugli specchi quando possibile per evitare il dissenso della Chiesa e per evitare anche le conseguenze peggiori in questo tipo di matrimoni, ma quando l’interesse del matrimonio era più forte di tutto si univano in matrimonio anche cugini di 1 o 2 grado. Ci si trovava poi magari dopo 10 anni a dover chiedere l’annullamento perché c’era il problema della consanguineità.
[13] Questo fu uno dei segni chiari del fanatismo dei catari, spinto all’estremo. Tanto criticavano la Chiesa di allora che a loro dire viveva di ricchezza e beni materiali considerati opera del diavolo, quando loro peccavano di superbia nel farsi morire così. Il concetto della povertà fu strumentalizzato dai catari perché se fossero stati davvero poveri non avrebbero avuto un castello e roccaforti, un esempio Montsegur, in Francia. Il concetto di povertà inoltre fu strumentalizzato anche con il preciso scopo da parte dei seguaci catari di attirare altri “fedeli” e di schierarli contro la Chiesa che li condannava come eretici. Le idee catare infatti trovarono ascolto proprio nei ceti più poveri che si vedevano tassare da un Clero che povero non era (siamo nel XIII secolo, quando la Chiesa si è già affermata e ha già un certo potere ed era ricca) e inoltre il modello di vita cataro attirava sempre più simpatizzanti perché la povertà e la castità erano i due valori cardine del movimento. Storicamente il XIII secolo è il periodo che vede la Chiesa messa effettivamente sotto l’accusa di aver accumulato troppo potere e troppa ricchezza, un rimprovero che non derivava solo dai catari che comunque sono una cosa a parte, l’accusa venne anche dalla società in generale. Bisogna considerare anche però che la Chiesa del Medioevo era diversa da quella di oggi, era costituita da personaggi che venivano da famiglie importanti, che godevano quindi per nascita di certi privilegi e certe ricchezze e che non sempre prendevano l’abito talare per vocazione. Nei secoli la Chiesa stessa riconobbe questo fenomeno condannandolo e istituendo delle regole per evitare il ripetersi del fenomeno il più possibile, cercando di fare in modo che l’abito talare venisse preso solo ed esclusivamente da coloro che avevano una vocazione. Mentre in Francia gli estremisti catari (perché in tal caso si può parlare di fanatismo ed estremismo) provocavano la Chiesa con le loro eresie fino all’odio, in Italia la povertà veniva richiamata in modo più docile e più coerente alle Sacre scritture e soprattutto senza il fanatismo e l’estremismo. Francesco d’Assisi e i suoi confratelli predicavano una povertà della Chiesa richiamandola ad una ricchezza spirituale ben più importante, inoltre essi non si misero mai contro la Chiesa in alcun modo, anzi le furono fedeli riconoscendola come istituzione e riconoscendo la sua gerarchia, ma proposero attraverso il loro stile di vita un modello più cristiano e più coerente al modello offerto dai Vangeli. Questi due fenomeni contemporanei vengono discussi in questo articolo più avanti.
[14] Sino al 1204, papa Innocenzo III cercò di estirpare l'eresia attraverso gruppi di missionari cistercensi, guidati da Pietro di Castelnuovo. Accortosi che i missionari non ottenevano il risultato sperato, Innocenzo III, su suggerimento di Arnaud Amaury, abate di Cîteaux, confratello di Pietro, alla fine del 1204, invitò i suoi legati a fare pressione sui vari signori locali affinché gli eretici fossero espulsi da tutti i loro territori, mentre ai legati fu concessa l'autorità di deporre gli ecclesiastici sospetti (cosa che riuscirono a fare tra il 1204 ed il 1206). Impresa più ardua invece si dimostrò fare rispettare il provvedimento di espulsione ai signori, in modo particolare al conte di Tolosa, Raimondo VI. Pietro, per forzare Raimondo promosse una lega di suoi vassalli disposti ad ottemperare alle disposizioni del papa ed invitò Raimondo ad aderirvi. Al suo rifiuto, Pietro scomunicò Raimondo, colpì con l'interdetto i suoi territori e lo minacciò di farlo attaccare dalla lega dei suoi vassalli. Raimondo allora decise di sottomettersi e, nel 1207, promise di aderire alla lega. Nel gennaio del 1208, però Pietro di Castelnuovo venne assassinato da degli sconosciuti e Arnaud Amaury, molto abilmente, fece ricadere la colpa sul conte di Tolosa, Raimondo VI. Contemporaneamente alla pressione sui signori feudali, il papa, già dal 1204 e poi nel 1205, aveva fatto richiesta al re di Francia, Filippo Augusto, di aiutarlo ad estirpare l'eresia nel sud. Essendo le richieste cadute nel vuoto, Innocenzo III, nel novembre del 1207, propose a Filippo Augusto una crociata, concedendo le stesse indulgenze concesse ai crociati della Terra Santa. La Corona di Francia, inizialmente non aveva alcun interesse a coinvolgersi direttamente, troppo occupata a combattere il re d'Inghilterra, Giovanni Senza Terra, che si era alleato con suo nipote, l'imperatore Ottone IV; aveva comunque permesso ai suoi vassalli di partecipare a titolo personale, senza coinvolgere le truppe mercenarie che dovevano rimanere al servizio della corona. Però aveva ricordato con costanza i suoi diritti su quelle terre, fino a che Filippo Augusto, sotto la pressione papale, non autorizzò suo figlio, Luigi, ad andare crociato, prima nel 1215, e poi, nel 1219, e poi convocando gli stati generali per approvare la crociata, nel 1222, poco prima di morire, avendo anche compreso l'utilità economica che un'annessione dei ricchi territori del sud avrebbe comportato. Dopo la morte di Pietro Innocenzo III scomunicò il conte di Tolosa, sciolse i suoi vassalli dal giuramento di fedeltà al proprio signore e fece diffondere il bando di chiamata alle armi in tutte le regioni del nord della Francia, predicò la crociata facendo un ultimo, vano, tentativo con Filippo Augusto. Furono molti i signori e non pochi i prelati dell'Île-de-France, dell'Orleanese e della Piccardia che risposero all'appello e intorno alla metà del 1209 circa 10.000 armati (50.000 secondo il cronista Pietro di les Vaux-de-Cernay) si erano radunati ed accampati di fronte a Carcassonne, mentre altri soldati erano stati radunati, a Lione, dal capo della crociata, Arnaud Amaury, ed iniziarono a marciare verso sud verso la Linguadoca. In giugno Raimondo di Tolosa, riconoscendo l'impossibilità di dare vita ad una coalizione in grado di contrastare i crociati avviò trattative con Roma e accettò di schierarsi con i crociati, contro i catari, e vide ritirata la sua scomunica. Le truppe crociate oltrepassata la città di Montpellier mossero contro le comunità catare riunitesi intorno ad Albi e Carcassonne per debellarle. Raimondo Ruggero di Trencavel, visconte di Béziers e Carcassonne cercò la via delle trattative che però gli venne negata, e fu costretto a ritirarsi a Carcassonne per preparare le sue difese. In luglio i crociati assalirono il piccolo villaggio di Servian e mossero quindi verso Béziers che raggiunsero il 21 luglio. Dopo aver circondato la città e chiesto che i càtari venissero banditi oltre le mura cittadine, ricevettero un deciso rifiuto. La città cadde il giorno successivo, quando un fallito tentativo di sortita da parte degli assediati permise alle truppe crociate di penetrare nella città. Sebbene Béziers non contasse una cifra superiore alle 500 persone appartenenti alla religione càtara, l'intera popolazione venne massacrata; i morti furono, secondo lo stesso Amaury, circa 20.000. questa fu la strage più grossa della crociata catara, successivamente ne seguirono altre. La lotta contro i catari e la loro estirpazione avvenne solo alla metà del XIII secolo, in Italia il lavoro fu più arduo e l’estirpazione avvenne solo verso la fine del secolo.
[15] Setta: Setta (dal latino secta, da sequi, seguire, seguire una direzione, e da secare, tagliare, disconnettere) indica un gruppo di persone che segue una dottrina religiosa, filosofica o politica che, per particolari aspetti dottrinali o pratici, si discosta da una dottrina preesistente già diffusa e affermata.
[16] I tre autori che hanno sostenuto a lungo che la Chiesa avrebbe tentato nei vari concili di occultare la vera vita di Gesù, sostenendo che avrebbe tentato di nascondere la storia con la Maddalena. A contraddire i tre autori ci sono le stesse scritture che con una buona e giusta, neutrale interpretazione, non fanno riferimento a nulla del genere né alludono in forma alcuna a qualcosa come il matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena.
[17] Papa Giovanni Paolo II nel 2000, in quella che è oggi nota come la Giornata del Perdono ha chiesto perdono 7 volte per gli errori commessi nei secoli dai “figli della Chiesa”. Ha inoltre pubblicamente espresso più volte richieste di perdono per quelli che ha considerato come i peccati commessi da cattolici durante i secoli. Molti storici e critici hanno interpretato in vario modo le parole di Giovanni Paolo II sulle crociate. Alcuni sono propensi nel credere che il Papa intendesse fare una pubblica accusa a queste campagne militari mentre altri, come Thomas F. Madden, ritengono che il pontefice abbia solo criticato alcune malefatte di crociati durante queste, senza rivolgersi alle crociate stesse o ai loro risultati e creando così un parallelismo con le parole espresse da papa Innocenzo III.
[18] Ad personam, Ad personam è una locuzione latina che tradotta letteralmente significa [solo] per la persona. L'espressione è usata per indicare qualsiasi cosa non direttamente rivolta alla comunità o ad un gruppo, ma solo ad una persona ben precisa o ad una determinata categoria di persone.
[19] Già alla fine del IV secolo Arcadio e Onorio avevano riconosciuto alla sentenza emanata dalla episcopalis audientia pari dignità rispetto a quella pronunziata dal tribunale pubblico. Attorno al vescovo cominciarono a gravitare i fedeli bisognosi di aiuto di natura materiale, oltre che spirituale. Subito dopo la guerra gotico-bizantina (535-553), l'imperatore Giustiniano incapace di ricostruire le strutture di controllo statale, promulgò nel 554 la Prammatica Sanzione, che contiene anche direttive che dettero ai vescovi prerogative proprie di altri funzionari imperiali. Da quel momento in poi le disposizioni dei vescovi ebbero forza di legge con valore vincolante per tutta la popolazione, anche se in contrasto con le decisioni prese da altri funzionari imperiali romani come i prefetti, anche se appoggiati da tribunali laici. Indipendentemente dal loro status, i vescovi erano funzionari dipendenti da Bisanzio così come lo era la diocesi romana. Teodorico il Grande, che governò l'Italia come funzionario dell'impero romano e come re, fu forse l'ultimo funzionario imperiale a tenere il potere dei vescovi entro i limiti originari. Con Gregorio Magno le cose cambiarono parecchio: il Praefectus urbi si era trasformato in un funzionario pontificio e prendeva ordini direttamente dal Laterano, mentre il magister militum era ufficiale dell'esercito pontificio; tutti i dipendenti civili furono sostituiti con altri di natura ecclesiastica, compresi i diaconi adibiti alla riscossione delle imposte. Il re longobardo Liutprando, in cerca di un accordo che rinforzasse il suo stato, fece dono a Papa Zaccaria della cittadina di Sutri. Con questa donazione e il falso documento riguardante la così detta donazione di Costantino, i Papi cominciarono a rivendicare il controllo spirituale e temporale delle terre dell'Italia centrale e dell'Europa ad ovest della Grecia. Durante l'impero di Carlo Magno il potere civile era forte e i vescovi tornarono ad essere considerati dei semplici funzionari, sulla cui nomina i sovrani potevano interferire pesantemente. L'impero carolingio, però, fu diviso in tre territori (Italia, Germania e Francia), il potere statale perse autorità ed efficacia, soprattutto in Italia e Germania. Il fatto più grave, però, fu il riconoscimento dell'ereditarietà dei feudi (Capitolare di Quierzy, 877), che privava l'imperatore di gran parte dei suoi poteri. Nel caos post-carolingio crebbe anche l'autonomia di molte città, guidate inizialmente dal loro vescovo, ma destinate a trasformarsi in liberi comuni. Nel X secolo, il potere imperiale passò ai re di Germania, della casa di Sassonia. Il primo di loro, Ottone I, non volendo ricadere negli errori dei carolingi, basò sistematicamente il proprio potere politico sull'assegnazione di importanti poteri civili a vescovi, che egli stesso aveva nominato. I vescovi, infatti, non potevano avere prole legittima, a cui trasmettere i benefici ricevuti. Inizialmente Ottone assegnò poteri di districtus, ossia di comando, polizia ed esazione, sulla città e sul territorio circostante. In seguito i poteri furono estesi ad interi comitati, a spese del conte laico e creando dei veri e propri vescovi-conti. In pratica la funzione vescovile ne fu snaturata, perché l'assegnazione della carica non era più basata sulle doti morali o sulla cultura religiosa del candidato, ma esclusivamente sulla sua fedeltà all'imperatore. La pratica, inoltre, degradò rapidamente nella simonia, cioè nell'assegnazione del titolo vescovile a laici, che erano in grado di versare cospicue somme di denaro all'imperatore, certi di recuperarle tramite i benefici feudali che ormai accompagnavano il titolo vescovile. La lotta tra papato e impero cominciò con Papa Niccolò II, eletto nel 1059: egli mediante il concilio Lateranense condannò l'investitura laica dei vescovi ed escluse l'imperatore dalla partecipazione attiva all'elezione del pontefice. Ma il personaggio più importante è forse Papa Gregorio VII che, nell'ambito di un'azione più ampia che va sotto il nome di Riforma gregoriana, emise nel 1075 il famoso Dictatus Papae. Con questo documento si dichiarava che il pontefice era la massima autorità spirituale e in quanto tale poteva deporre la massima autorità temporale (l'imperatore), mediante la scomunica; veniva così espressa una vera e propria teocrazia. La lotta divenne aspra tra il Papa e l'imperatore di Germania Enrico IV, che radunò i vescovi a lui fedeli i quali deposero il pontefice che a sua volta scomunicò l'imperatore. I successori di Gregorio, fra cui va ricordata l'opera di Pasquale II (disposto ad una radicale rinuncia da parte della chiesa ai beni terreni), furono più inclini al compromesso, limitandosi a pretendere che i sovrani laici non attribuissero uffici spirituali, mentre per i regnanti era fondamentale che i vescovi investiti del potere temporale riconoscessero l'autorità del sovrano. Con il patto di Sutri (1111), l'imperatore rinunciava alle investiture e i vescovi avrebbero restituito tutti i terreni ottenuti. Il Concordato di Worms del 1122 concluso tra Papa Callisto II ed Enrico V rappresentò un modello per gli sviluppi successivi delle relazioni tra la Chiesa e l'Impero. Secondo il concordato, la Chiesa aveva il diritto di nominare i vescovi, quindi l'investitura con anello e pastorale doveva essere ecclesiastica. Le nomine, tuttavia, dovevano avvenire alla presenza dell'imperatore, o di un suo rappresentante, che attribuiva incarichi di ordine temporale ai vescovi (appena nominati dal Papa) mediante l'investitura con lo scettro: un simbolo privo di connotazione spirituale. Nonostante il concordato di Worms, la Chiesa nel Medioevo non ottenne mai un controllo completo nella nomina dei vescovi. Ma le basi per la progressiva divisione dei poteri erano state gettate.
[20] Francesco d’Assisi, Franco Cardini, pp. 94, Mondadori 1989
[21] Francesco d’Assisi, Franco Cardini, pp. 94, Mondadori 1989
[22] Francesco d’Assisi, Franco Cardini, pp. 95, Mondadori 1989
[23] Francesco d’Assisi, Franco Cardini, pp. 96, Mondadori 1989
[24] Francesco d’Assisi, Franco Cardini, pp. 96-97, Mondadori 1989
[25] La rinuncia allo stile di vita precedente e quindi non solo alla ricchezza, ma anche ad una condotta che prevedeva sicuramente il soddisfacimento di certi impulsi e certi stimoli, come appunto quelli sessuali (i cavalieri del medioevo ed i ricchi avevano le donne che volevano); rappresentò prova di forza per Francesco e non fu poco dolorosa, tanto più che proprio perché la carne sa farsi sentire e fa soffrire se non soddisfatta, la resistenza alla tentazione rappresenta la prova di forza stessa, la prova e quindi la dimostrazione concreta che è possibile essere casti, basta volerlo. Inoltre la sofferenza e la resistenza all’impulso sessuale – che fa comunque parte della natura umana – non voleva rappresentare per Francesco una prova di superiorità, di potere e controllo assoluto sulla natura umana, non era il suo voto alla castità una sfida dell’uomo al controllo della natura del corpo, ma un impegno a cambiare vita, a cambiare modo di essere. Francesco era certamente consapevole che l’impulso sessuale fa parte della natura umana e che per tutta la vita avrebbe dovuto combattere questo impulso, non lo avrebbe combattuto per la superbia di essere il migliore ed il più casto, ma per mantenere il voto di voler cambiare, perché aveva votato la sua nuova vita all’imitazione di Cristo ed al servizio dei poveri, alla costruzione di una nuova Chiesa, intesa non come una Chiesa da lui fondata, ma come alla Chiesa già esistente che sarebbe dovuta maturare riprendendo il modello di vita proposto da Gesù. La Chiesa si sarebbe dovuta spogliare come lui aveva fatto dell’ipocrisia e della corruzione, del peccato e del potere eccessivo, tanto più che il compito cardine della Chiesa non era governare, ma guidare.
[26] Francesco d’Assisi, Franco Cardini, pp. 98
[27] Ordine dei frati minori, nome con il quale tante volte ancora oggi sono noti i frati francescani
[28] Francesco si rese conto, che era comunque presente il rischio che l’aumento del numero di frati avrebbe potuto portare ad una deviazione dei propositi della comunità francescana.
Fonti bibliografiche
- Le comunità – Wikipedia (ITA)
- Battaglia di Poitiers – Wikipedia (ITA)
- Re taumaturghi – Wikipedia (ITA)
- Santificazione di Carlo Magno - non valida – Wikipedia (ITA)
- Monachesimo – Wikipedia (ITA)
- Ordini monastico cavallereschi – Wikipedia (ITA)
- Templari – Wikipedia (ITA)
- Sovrano Militare Ordine di Malta – Wikipedia (ITA)
- Novaziano, vescovo e fondatore del catarismo – Wikipedia (ITA)
- Catarismo – Wikipedia (ITA)
- Docetismo – Wikipedia (ITA)
- Eleonora d'Aquitania – Wikipedia (ITA)
- Crociata albigese – Wikipedia (ITA)
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- Papa Giovanni Paolo II – Wikipedia (ITA)
- Ad personam, locuzioni latine – Wikipedia (ITA)
- Francesco d'Assisi – Wikipedia (ITA)
- Lotta per le investiture – Wikipedia (ITA)
Libri di Novembre
Saggistica
Gente del Medioevo di Robert Fossiertitolo originale: Ces gens du Moyen Age Donzelli editore, 2007 – 320 pp. introduzione di Giuseppe Sergi. ![]() | In questo libro viene discusso da uno dei più famosi studiosi di storia medievale, la vita quotidiana del medioevo in tutti gli aspetti, viene commentata la società e la mentalità facendo un attento confronto con la cultura occidentale odierna. Il testo scritto in linguaggio molto discorsivo, è chiaro e anche piacevole. L’obiettivo di questo libro è far conoscere e sfatare i miti dei Medioevo come lo conosciamo. |
Anno mille di James RestonThe last apocalypse. Europe at the year 1000 A.D. Piemme ed. 1999 – 375 pp ![]() | Narra la leggenda che verso la fine del secolo X le già travagliate vite dei popoli dell'Occidente vengono investite da un'ondata di superstizioso terrore. "Mille e non più mille" aveva detto Gesù secondo la tradizione. Si avvicinava la fine del mondo con il Giudizio universale. Così era scritto nell'Apocalisse "Dopo Mille anni Satana sarà disciolto." Nuove energie, ma non diaboliche, infatti prorompono intorno al Mille in tutta l'Europa occidentale, dalle rive del Mare del Nord alla pianura del Po, nelle valli degli Appennini. Il mondo non finisce; sta invece rinascendo a nuova vita liberando quelle forze che erano andate lentamente maturando nel corso dei secoli barbarici. È l'inizio di quella espansione dell'Occidente che spingerà i popoli tedeschi con i loro pesanti aratri alla ricerca di nuove terre da dissodare ad Oriente (Drang nach Osten) Saranno queste nuove forze espansive che faranno arrivare un popolo del Nord, forte e guerriero, di abili marinai che dalla penisola scandinava e dallo Jutland si sposteranno verso Oriente ed Occidente per poi s'insediarsi nella terra che si chiamerà da loro Normandia e nelle fertili terre siciliane, che faranno sognare ai Crociati (definiti Franchi dai musulmani del Vicino Oriente) le terre e le ricchezze, che il papa promette loro insieme alla salvezza delle anime. Le crociate, una sorta di pellegrinaggio armato diretto ad aiutare i "fratelli d'Oriente" in cambio del ritorno della Chiesa d'Oriente nel seno della Santa Romana Chiesa, ma anche una valvola di sfogo alla cristianità della giovane Europa gonfia di violente energie che rivolgeva contro se stessa. |
La crociata delle donne di Pier F. GasparettoPiemme ed. 2002 – 260 pp ![]() | La seconda crociata (1145-1149) fu la diretta conseguenza della caduta della contea di Edessa nel dicembre del 1144 ad opera dell'atabeg Zengī (arabo ‘Imād al-Dīn Zengi) di Aleppo e Mossul - che, con la città anatolico-mesopotamica di Harrān, costituiva la regione che gli Arabi chiamavano Jazira - letteralmente "l'isola" - solo nominalmente dipendente dai Selgiuchidi e, ancor più simbolicamente, dal califfo abbaside. Malgrado una breve riconquista da parte del suo conte Joscelin II nell'ottobre di due anni dopo, Edessa fu persa per sempre a causa della definitiva conquista realizzata dal secondo figlio di Zengi, Nūr al-Dīn ibn Zengi, chiamato in volgare italico Norandino. Il teologo san Bernardo di Chiaravalle (Bernard de Clairvaux) teorizzò, in risposta alla difficoltà per un cristiano di conciliare la guerra non difensiva con la parola di Dio, la teoria del malicidio: chi uccide un uomo intrinsecamente cattivo, quale è chi si oppone a Cristo, non uccide in realtà un uomo, ma il male che è in lui; dunque egli non è un omicida bensì un malicida. Questa episodica giustificazione, in risposta a un espresso quesito dei cavalieri templari, non assunse tuttavia il carattere di giustificazione generalizzata di quella che fu, in effetti, una campagna per la ripresa di Antiochia. Le difficoltà di approvvigionamento - dovute alle violente razzie con cui i Crociati provvedevano a risolvere i propri problemi logistici ma che inducevano le popolazioni cristiane locali a nascondere i propri beni e se stesse - segnarono negativamente i guerrieri, al cui interno le rivalità avevano assunto le tinte assai più gravi d'una semplice cameratesca rivalità etnica. In realtà a rendere vana l'impresa era l'inadeguata capacità di questi nuovi Crociati di leggere in modo appropriato la delicata situazione strategica che reggeva Outremer. L'indecisione del sovrano francese - inutilmente spronato dalla moglie Eleonora d'Aquitania (dalla quale sarà costretto poco più tardi a divorziare) - a concepire in modo più ampio e organico la sua venuta e a non limitarsi a un puro e semplice assolvimento del votum crucis da esaurire a Gerusalemme, costituì la vera debolezza della Seconda Crociata che decise di conquistare Damasco ritenendola punto nodale di un'azione di affermazione cristiana in Terra Santa. Un libro che parla della nascita dell’ordine dei templari e del ruolo che ebbero le donne di Francia nella Seconda e grande Crociata cristiana, con descrizione dei luoghi, delle emozioni dei personaggi e dei punti di vista. |
Una sera dell’Anno Mille (scene di Medioevo) di Glauco Maria CantarellaGarzanti ed., 2000 – 300 pp. ![]() | E' il 15 agosto dell'anno Mille. A Roma c'è grande fermento, si sta preparando una sontuosa processione: la Vergine attraverserà le strade tra due ali di popolo. Ci sarà il pontefice Silvestro II, ma anche l'imperatore Ottone III. Ma il rito non è solo un evento religioso: l'incontro tra le due massime autorità ha un preciso significato politico e storico. Partendo da questo evento e dai suoi attori (la plebe di Roma, monaci e chierici, aristocratici e militari, dignitari e alti prelati), Cantarella esplora lo scenario urbano e il paesaggio delle campagne, delimita lo spazio sacro e quello profano, approfondisce il ruolo del papato e quello dell'impero, discute le paure apocalittiche di fine millennio, dipinge i protagonisti intellettuali. |
Storia e storie del Medioevo. Gli eroi e i protagonisti di avvenimenti tragici, misteriosi e fausti del grande spettacolo dell'età di mezzo – Ludovico GattoNewton Compton ed. 2006 – 427 pp ![]() | Sin dalla caduta dell'Impero romano si potrebbero indicare due nuclei fondamentali attorno ai quali condensare molte delle vicende dell'età di mezzo: l'ambizione al potere e la difesa della fede. L'una e l'altra costituirono spesso la spinta principale nelle numerosi e feroci guerre tra popoli, tra condottieri, tra sovrani, combattute ora sul suolo patrio per conquistare o per mantenere un territorio, ora su lidi lontanissimi, come nel caso delle crociate in Terra Santa. Su questi sfondi di passioni forti, alcuni individui spiccano per l'esemplarità delle loro vicissitudini: Stilicone, Boezio, Paolo e Francesca da Rimini, Cola di Rienzo, Giovanna d'Arco, Gregorio Magno, Carlomagno, Cristoforo Colombo, San Francesco e molti altri ancora. |
La nascita dell'individuo nell'Europa medievale di Gurevic AronLaterza ed. 1996, 326 p., rilegato ![]() | Il libro intende essere un viaggio all'interno del Medioevo, mettendo in luce, in particolare, l'emergere dell'uomo come individuo nella letteratura, nella filosofia e nell'arte. |
Paesaggi della paura. Vita e natura nel Medioevo di Fumagalli VitoIl Mulino ed., 2006, 340 pp. ![]() ![]() | Il volume raccoglie "L'alba del Medioevo", "Quando il cielo s'oscura", "La pietra viva" e "Solitudo carnis", i saggi che hanno fatto di Fumagalli un apprezzato scrittore di storia per il largo pubblico. Dalle sue pagine emergono le credenze, i valori, i comportamenti che definiscono l'atteggiarsi dell'uomo nei confronti del mondo naturale, del soprannaturale, del proprio stesso corpo. E un'umanità assediata da una natura ostile irta di pericoli veri e immaginari, perduta in un labirinto "gotico" di sofferenze e terrori, macerata nelle penitenze; eppure, insieme, è l'umanità che caparbiamente resiste agli urti delle calamità e dei barbari, che conquista nuovi spazi all'agricoltura, che ridà vita alle città decadute. |
Alle radici della cavalleria medievale di Cardini FrancoSansoni ed., 2004 - LXIV-606 pp ![]() | Il cavaliere medievale è una figura che suscita ancora oggi nostalgie e fantasie. In questo saggio Franco Cardini ripercorre la nascita del cavaliere attraverso i suo storici precursori: i guerrieri barbari a cavallo. Una storia influenzata dall'evolversi delle arti metallurgiche e belliche e in cui si rivela cruciale l'avvento del cristianesimo, che modifica la rappresentazione del combattente a cavallo incrociandola con la figura del santo. Il volume affronta l'analisi della cavalleria medievale avvalendosi degli apporti delle scienze sociali, dello studio dei simboli e intrecciando dettagli tecnici a un'analisi più letteraria. |
La vita quotidiana nel Medioevo di Delort RobertLaterza ed. 2002, 264 pp.
| Un racconto avvincente. Protagonisti contadini e cavalieri, monaci e mercanti, artigiani e nobildonne di cui Delort ricostruisce il lavoro e le feste, i viaggi e le cerimonie, perfino i pensieri e le fantasie. Robert Delort (1932), membro dell'Ecole française di Roma, insegna Storia medievale all'Università Paris VIII. Oltre che di storia economica e sociale del Medioevo, si occupa in particolare di storia dell'ambiente ed ecostoria. |
Storia dei normanni. Origine e storia dei guerrieri del Nord di Brown Allen R.Piemme ed. 1998, 260 pp
| Normanni (da Northmen o Norsemen, ossia "uomini del Nord"), erano un misto di popolazioni della Scandinavia, insediati in Danimarca, in Norvegia e in Svezia. Erano di origine germanica, dotati di una propria cultura ed abituati a navigare nel mar Baltico e nel mare del Nord, anche se la maggior parte non erano navigatori ma contadini. Sono chiamati anche vichinghi, nonostante tale termine indicasse le popolazioni normanne stanziate sulle coste - soprattutto al riparo dei fiordi - e dedite alla pirateria. La cultura normanna, come quella di molti altri popoli migratori, era particolarmente versatile e aperta al nuovo. Per un certo periodo, questa caratteristica li portò a occupare territori europei tra loro eterogenei. Dopo l'insediamento in Normandia (910), nell'XI secolo si riversarono in Inghilterra (1066), in Francia e nell'Italia meridionale, costituendo il ducato di Calabria con gli Altavilla e nel 1130 il regno di Sicilia. |
Narrativa
Tristano e Isotta di ThomasGarzanti Libri ed., 2008 - XXXIII-123 pp. | Nel mondo contemporaneo i nomi di Tristano e Isotta devono sicuramente parte della loro fama all'opera musicale di Wagner, ma la loro vicenda affonda in una sorta di "trama narrativa" che ha preso forma in più opere letterarie di epoca medievale. Quella di Thomas - databile intorno al 1170 - è chiamata "versione cortese", perché alle sofferenze degli amanti è dato un significato, un carattere, che discende appunto dalle concezioni dell'"amor cortese". Questo mito dell'amore fatale è sopravvissuto al mondo medievale grazie anche alle molte rivisitazioni romantiche e non ha ancora cessato di avvincere e affascinare. |
La via dei lupi di Carlo GrandeTEA ed, 2006 – 215 pp. | Nella metà del 1300, François di Bardonecchia è un nobile di montagna e amico del Principe. Di ritorno da un'ambasciata per conto del Principe, scopre che questi gli ha sedotto la figlia. François si precipita dal grande rivale, il duca di Savoia, gli svela segreti militari e si mette a capo della rivolta. Viene accusato di tradimento e rinchiuso nel forte di Exilles, da dove fugge. Il Principe ordina che la famiglia sia dispersa, espropria tutti i suoi beni e fa bruciare i suoi castelli. François riesce ad evadere di nuovo e questa volta si dà alla macchia. Vivrà sulla montagna per dieci anni, continuando a coltivare la ribellione e la vendetta. |
L’arciere del Re di Bernard Cornwell(I libro della trilogia)Varie case ed., 2004, 500 pp | Siamo a metà del XIV secolo e l'Europa è minacciata da spaventosi venti di guerra: Francia e Inghilterra stanno infatti per scatenare la guerra dei Cent'anni. Il villaggio del giovane Thomas Hookton è stato saccheggiato da mercenari bretoni capitanati dall'Harlequin, misterioso cavaliere franco. Figlio naturale del prete del villaggio, ucciso durante il saccheggio, Thomas promette a Dio di recuperare la santa reliquia di San Giorgio, la lancia con cui il santo uccise il drago. E un voto che porterà il giovane molto lontano: protetto solo dalla sua integrità, e da una straordinaria abilità con l'arco, affronterà un mondo nuovo abitato da feroci cavalieri, donne belle ma pericolose, principi e sovrani vendicativi. |
Il cavaliere nero di Bernard Cornwell (II libro trilogia)Varie case ed., 2004, 484 pp![]() | Thomas di Hookton, il valoroso "arciere del re", è sopravvissuto alla battaglia di Crécy per accogliere la missione che il suo sovrano ha in serbo per lui: la ricerca della reliquia più importante della cristianità, il cui possesso può garantire l'immortalità e l'invincibilità, quel Santo Graal che forse in passato è stato custodito proprio da suo padre. La sua missione lo conduce nell'Inghilterra del nord, devastata dal conflitto con gli scozzesi, poi nel villaggio natale, tra le rovine della casa che lo vide bambino e infine al di là della Manica, dove Thomas ritorna cedendo al richiamo della battaglia. Ma c'è qualcuno che lo sta seguendo, nemici spietati che uccidono e torturano. |
La spada e il calice di Bernard Cornwell (ultimo libro trilogia)Varie ed, 2004 – 42 | L'episodio conclusivo della ricerca del Sacro Graal ambientato al tempo della Guerra dei cent'anni, che sconvolse l'Europa tra il 1300 e il 1400. Le avventure di Thomas di Hookton si avviano alla conclusione. Un dettaglio nel libro che gli ha lasciato il padre gli indicherà la giusta via per il ritrovamento della coppa tanto contesa. Dopo aver fatto credere al suo signore che la reliquia causa di tante lotte è andata perduta, torna nel suo paese natale, in Inghilterra, perché è proprio lì dove tutto è cominciato che il cerchio si chiude... |
Il re d’inverno di Bernard Cornwell (Libro I della Saga di Excalibur)Varie ed, 2003 – 392 pp. | Il grande Uther, re della Dumnonia, è morto. Come erede ha lasciato un bimbo di pochi mesi, nato nel cuore dell'inverno, debole e inerme: il nipote Mordred. Solo Artù, generoso guerriero, potrà proteggerlo dalle forze avverse e condurlo al regno. Solo lui potrà opporsi con la magica spada all'assalto dei Sassoni da oriente. Ma quando il valoroso reggente rifiuta un matrimonio di Stato per inseguire la bella Ginevra, la guerra con i vicini della Dumnonia si fa inevitabile. Dentro la Britannia la forza si raccoglie su Excalibur per la prima sfida. Con Il re d'inverno ha inizio l'avvincente saga del Medioevo celtico, magica e avventurosa. |
Il cuore di Derfel di Bernard Cornwell (II volume della saga)Varie ed, 2003 – 406 pp. | Artù è stretto nella morsa dei nemici della Dumnonia. Il terribile re del Powys vuole lavare nel sangue l'offesa arrecata a sua figlia Ceinwyn, ripudiata da Artù a favore di Ginevra. I cavalieri solo grazie ai poteri di Merlino riescono a sopraffare i nemici. La pace, finalmente, potrebbe essere ristabilita, se non fosse che Ceinwyn, promessa a Lancillotto, accende d'amore il cuore di Derfel. Il prode guerriero, colui che ha sconfitto i demoni dell'Isola dei Morti, non ha saputo resistere allo sguardo della principessa. Le prove che lo aspettano per coronare il suo desiderio sono molte. E alla sorte di questo amore è appeso il destino dell'intera Britannia. |
La torre in fiamme di Bernard Cornwell (III volume della saga)Varie ed, 2003 – 350 pp. | Al ritorno da una importante missione nell'Isola di Mon, il druido Merlino apprende che la sua torre è in fiamme e che i Tesori della Britannia sono stati rubati dai nemici del regno. Un oscuro presagio, che porterà disgrazie. Infatti mentre Artù cerca di rincondurre alla ragione Tristano, fuggito in Britannia con Isotta, Lancillotto comincia a tramare contro di lui per impossessarsi del regno. E anche Mordred, il giovanissimo re designato, tende tranelli ad Artù e al fido Derfel. Fermare il morbo della divisione e dell'odio, impedire i disegni ambiziosi e fraudolenti di Lancillotto: una difficile missione attende Artù. Mentre le forze magiche da sempre al suo fianco sembrano abbandonarlo. |
Il tradimento di Bernard Cornwell (IV volume della saga)Varie ed, 2003 – 350 pp. | Artù è riuscito vittorioso su innumerevoli nemici, ha visto i più grandi guerrieri cadere di fronte al potere della sua spada. Ma il colpo feroce che lo attende non è quello di un uomo d'armi, bensì di una donna. Ginevra, la principessa amata da sempre, ritenuta ostaggio di Lancillotto, è in realtà alleata all'usurpatore. Diviso nel suo intimo, Artù sperimenta la più amara debolezza umana e sente che l'energia non lo sostiene più. Forse Merlino, rientrato in possesso dei Tesori della Britannia, può aiutarlo. Ma mentre Lancillotto continua a tramare per il potere, ecco che nuovamente i Sassoni muovono all'assalto della Britannia. Artù dovrà riprendere la spada dai molti poteri. E tornare grande. |
La spada perduta di Bernard Cornwell(V e ultimo volume della saga)Varie ed, 2003 – 364 pp. | Riconquistato l'amore di Ginevra, Artù si ritira con lei in Siluria. Ma nuove minacce lo costringono alla lotta. L'infida sacerdotessa Nimue ha rapito Merlino e ora cerca di impossessarsi di Excalibur. Chi impugnerà l'elsa di quella spada divina, infatti, continuerà a regnare. Una sola creatura può opporsi a questi paurosi disegni. Il suo nome è Morgana. Ma nemmeno lei riesce a porre fine agli incantesimi, alle lotte, agli odi cruenti. E Artù è chiamato all'ultimo, decisivo scontro per fermare Mordred, ormai suo mortale nemico. Prima che il mistero si richiuda sulla sua vita di guerriero, prima del portentoso segno finale di Excalibur. |
Fonti bibliografiche per spiegare gli argomenti trattati nei libri
- Anno Mille – Wikipedia
- Seconda crociata – Wikipedia
- Normanni – Wikipedia
Sofware per creare alberi genealogici
Family Tree builder 4 - by MyHeritage.it
il sofware è freeware e multilanguage (ANCHE IN ITALIANO), rilasciato da MyHeritage.
http://www.myheritage.it/family-tree-builder
c'è anche la versione Premium che però è a pagamento, ma uno la sceglie solo se vuole. Dal link che ho messo si scarica la versione gratuita.
O.S. - Windows 2000/XP/Vista
non è un software pesante ed è facile e intuitivo.
una volta terminata l'installazione e lanciato il programma vi chiederà la registrazione, gratuita, al sito. le procedure sono tutte sicure e guidate.
Family tree maker 2o1o - by Ancestry.com
questo è il link del sito
http://www.familytreemaker.com/
purtroppo il software dispone solo del trial gratuito perchè il software completo è a pagamento ed è solo in lingua inglese.
La 2010 è l'ultima, ci sono anche le versioni 2009 e 2006!
Per chi conosce l'inglese non ci sono problemi, come programma è molto simile a Family tree builder.
Buon lavoro!
Dedica del sito
Ringraziamenti
Un ringraziamento speciale è rivolto ad Alessio, il mio fidanzato, per tutto l'Amore e l'appoggio, la stima e la fiducia che mi dà da sempre, per la forza e per la speranza, per essermi sempre vicino e per tutte le cose stupende che abbiamo passato insieme e che insieme passeremo in futuro.
Un ringraziamento sentito è per i miei genitori, per avermi appoggiato durante l'evoluzione di questo sito, per la stima e l'amore che sempre mi hanno dato. Mamma e papà vi voglio un infinito di bene.
Un altro ringraziamento speciale va ai miei più cari amici, per il loro affetto e per la loro stima, per essermi vicini, per i loro consigli.
Elisa, Cinzia, Fabbri, Annalisa, Daniela, Andrea, Sara, Alessia, Giacomo, Giovanni, Davide, Francesca, Elisabeth, Madda, Carolina, Carmen, Raja, Sawzar, Roni, Valerio, Valentina, Monica, Vittoria.
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- Non mi interesso di politica, mi interesso alla cronaca e sono fermamente contro la violenza sulle donne e sui bambini. Sono per i valori della dignità personale delle, del rispetto e dell'educazione, della solidarietà e della famiglia e della tradizione, che oggi giorno purtroppo si sta sempre più dimenticando. Sono pienamente a favore inoltre della Ricerca scientifica, specie quella su malattie e rare ed il cancro. Amo la natura e le passeggiate all'aperto, viaggiare e visitare luoghi antichi e storici. Il mio personaggio simbolo del Medioevo è Carlo Magno.
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